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Attrezzi

22 febbraio 2010

Spannocchiatori in ferro del 1800 per granoturco (mais)

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Spannocchiatori in ferro del 1800

Spannocchiatori in ferro del 1800 

Tra tutti i miei ferri vecchi, ad esclusione di parecchi chiodi e qualche chiave, forse questi spannocchiatori in ferro del 1800 per granoturco sono tra gli oggetti più semplici, ma con alle spalle una tradizione di secoli carica di colori, profumi, suoni, poesia… 

Il Mais ( nome italiano della Zea Mays, specie del genere Zea ) è chiamata anche grano turco, granoturco, formentone, frumentone, grano d’India, granone, melone, polenta, ecc.. Numerose e commiste sono le varietà e razze italiane e veramente ottime per i loro caratteri. E’ una pianta originaria dell’America e propriamente degli altipiani del Perù, della Bolivia, dell’Equador; fu introdotto in Europa da Cristoforo Colombo in seguito alla scoperta di quel Continente dove era largamente coltivato dalle tribù indiane.
Attualmente è una coltura che si è diffusa in tutto il mondo. 

Appartiene alla famiglia delle graminacee; è una pianta a sessi separati, ad infiorescenza a pannocchia, alta fino a tre metri, con foglie sessili spadiformi. L’infiorescenza maschile è all’apice, quella femminile è nella pannocchia. Questa specie di spiga è avvolta da una serie di brattee che formano il cartoccio che viene asportato dopo la raccolta della pannocchia. 

Il prodotto del mais viene impiegato per uso alimentare umano e zootecnico, per uso industriale in quanto se ne estrae, oltre alla farina, l’amido di granoturco e l’olio di granone (usato in saponeria, nella finitura del cuoio e come lubrificante), il quale, se raffinato, serve ad uso alimentare sia puro che miscelato. 

Con i chicchi del mais, fatti macinare al mulino, si ottiene la farina gialla, con la quale si fa la polenta.
Nella nostra zona la polenta ( ora comunque molto apprezzata come contorno ) si mangiava qualche volta durante l’inverno e solo le famiglie più povere ( che tuttavia non erano poche ) erano costrette a mangiarla piuttosto spesso (e molte volte anche come unica portata ). 

Spannocchiatori in ferro del 1800

Per quanto riguarda l’uso della farina di mais come alimento commestibile ( mista alla farina di grano per fare il pane o per la polenta), voglio ricordare che nel corso del XIX secolo lo sfamarsi con sola farina di mais comportava l’insorgere della pellagra, malattia dovuta alla carenza di vitamine, che provocò molti decessi specialmente nella popolazione contadina e montanara. 

Il mais veniva utilizzato quasi esclusivamente per uso della famiglia che lo produceva e qui da noi, in pianura, la maggior parte era usato per l’alimentazione degli animali sia da cortile che suini e bovini. I chicchi triturati grossolanamente servivano per il becchime: tutti i contadini avevano animali da cortile indispensabili per la carne e le uova; triturati finemente servivano per allevare un maiale per uso domestico e magari uno in più da vendere per racimolare qualche soldo. 

La coltivazione
Una volta tutti quelli che avevano un po’ di terreno coltivavano il mais, e furmintón. Era una produzione per lo più ad uso e consumo famigliare, in piccoli appezzamenti lavorati esclusivamente in modo manuale e faticoso. La coltivazione del mais, dalla preparazione del terreno alla raccolta del prodotto, è scaglionata in diversi mesi:
ottobre: concimazione ( in origine fatta con il letame ) e apertura del terreno
gennaio: aratura preparatoria per marzatelli
marzo: preparazione del terreno per la semina
marzo – aprile: semina del mais ( questa veniva fatta tracciando delle righe nel campo con dei paletti, poi, con la zappa, a distanza regolare, veniva fatto un buco in cui si lasciavano cadere i semi )
maggio: prima zappatura ( dopo la nascita le piantine di mais venivano diradate a mano lasciando una sola pianta per ogni buco )
giugno: seconda zappatura ( Il campo doveva poi essere tenuto pulito dalle erbacce manualmente o con la zappa )
luglio: terza zappatura e taglio della cima sopra la pannocchia
agosto – settembre: raccolta delle pannocchie, sfogliatura e sgranatura delle pannocchie, estirpazione degli stocchi. 

Attualmente tutto questo lavoro viene svolto da macchine che, se rendono più rapida e perfetta l’esecuzione, tolgono tutto ciò che vi era di caratteristico e tradizionale nell’attività manuale, specialmente nell’ultima parte, cioè la raccolta del prodotto e quanto avveniva subito dopo. 

Spannocchiatori in ferro del 1800

Stiamo parlando della Sfogliatura e Sgranatura.
Alla maturazione si raccoglievano le pannocchie che venivano sfogliate e lasciate al sole per l’essiccazione (scartussà). A volte si sfogliavano leggeremente le pannochie con gli spannocchiatori per aiutare e velocizzare la maturazione. Nella lavorazione manuale i momenti più caratteristici consistevano proprio nella sfogliatura e sgranatura delle pannocchie e nella confezione della polenta. 

La sfogliatura e la sgranatura avvenivano sull’aia dove le pannocchie venivano portate al momento della raccolta, di sera. Ad essa partecipavano spesso anche i vicini di casa, sicuri che il favore sarebbe stato ricambiato alla prima occasione, ed assumeva l’aspetto di un rito. Nel tempo
della manualità, i grandi lavori collettivi, tra estate e autunno, contavano infatti sulla solidarietà del vicinato . 

Questi ritrovi serali erano anche occasione di incontri amichevoli di coabitanti e, soprattutto, per i giovani, incontri in cui sbocciavano gli amori. 

Un tempo,quindi, dopo aver raccolto il granoturco ed averlo ammucchiato nei cortili, prima di legare le pannocchie in mazzi che poi sarebbero stati appesi a seccare a balconi e sottotetti, le si dovevano spannocchiare a mano.
Solitamente quest’operazione era fatta di sera alla luce delle lanterne a petrolio, e riuniva tutta la famiglia. Amici, parenti, donne e uomini col bicchiere in mano, bambini eccitati dal vociare. I vecchi raccontano fiabe, gli innamorati approfittano per avvicinarsi. Serate accompagnate sempre dai canti fino a che le voci si univano in una sola voce che risuonava come un’ incantesimo nel silenzio della sera. 

Il lavoro procedeva finché il sonno non appesantiva gli occhi cosicché, dopo una certa ora, ad uno ad uno i lavoranti si alzavano, salutavano ed andavano a dormire. 

La sfogliatura consisteva nel togliere alle pannocchie il rivestimento di brattee esterne (cartoccio) e gli stili (capelli) che servivano da lettiera per gli animali o per il fuoco, più che altro per far bollire l’acqua per il bucato , poi il distacco delle brattee interne, bianche e soffici, che servivano per l’imbottitura dei sacconi pagliericci (materassi) per i letti della famiglia contadina. 

Per aprire il cartoccio il contadino usava uno spuntone di ferro o un chiodo (detto appunto spannocchiatore) che serviva anche per la sgranatura facendolo scorrere tra alcune righe di chicchi, che saltavano via, aprendo dei varchi nelle righe stesse che facilitavano l’estrazione dei chicchi. 

Ognuno la faceva con i mezzi che aveva a disposizione, chi usava un chiodo, un pezzo di ferro più o meno lavorato o qualsiasi arnese adatto reperibile nella corte; però mi ricordo che qualcuno possedeva un attrezzo con il quale la sgranatura avveniva con maggiore velocità”. Le cariossidi così sgranate, venivano lasciate sull’aia per alcuni giorni, debitamente protette, ad essiccare al sole poi erano insaccate e portate in magazzino in attesa di essere macinate e trasformate in farina nei momenti opportuni. 

Spannocchiatori in ferro del 1800

 

Spannocchiare era quindi una delle molte occasioni per passare le serate nelle aie (o stalle se pioveva) a far “filò”: le donne rammendavano o lavoravano ai ferri, le ragazze ricamavano la loro dote, gli uomini riparavano gli attrezzi in attesa della bella stagione e i più giovani si divertivano a corteggiare le ragazze; i bambini giocavano con giocattoli fatti loro dai papà con materiali semplici – poveri. Questi giocatoli potevano essere piccoli animali in legno, bamboline fatte con i cartocci delle pannocchie, ecc. 

Queste tradizioni sono durate secoli. Poi, l’avvento delle macchine ha sollevato dalla fatica generazioni di donne e uomini nel mietere, nel trebbiare, nello spannocchiare ( in tempi successivi fu adottata un’apparecchiatura sgranapannocchie ). 

Ma hanno tolto solo la fatica ???

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  1. leggendo queste righe sono tornato bambino,a me piace sempre sentire e rivivere i momenti passati, complimenti. Adesso che sono un po’ piu’ grande….., non ho perso l’interesse x le tradizioni contadine ,e sono appassionato di attrezzi e arnesi che usavano le famiglie contadine di un tempo….! saluti.

    Comment by Corrado — 10 marzo 2010 @ 16:53
  2. Oggetto: spannocchiatore

    Corpo del messaggio:
    Salve, avrei una richiesta da farle. Ho qualche oggetto in casa (che compro nei mercatini) e fra questi uno spannocchiatore. Ho anche un “album” in cui scrivo le modalità di utilizzo di questi oggetti per spiegarli agli amici sopratutto i compagni di scuola di mia figlia che ha 8 anni). Vorrei poter copiare e inserire la sua bellissima rievocazione e spiegazione inerente questo oggetto, ovviamente citando la fonte. Mi potrebbe dare il permesso e inviarmi lo scritto in oggetto in un formato copiabile? Grazie di cuore per la disponibilità
    Simone – Bergamo

    Comment by Simone — 20 ottobre 2010 @ 16:09
  3. Certo Simone, sei autorizzato a copiare, come vedi c’è la stampa in pdf che puoi stampare,
    sono contento che ci siano altre persone che divulgano la nostra storia soprattutto ai bambini, essi sono il nostro futuro, e quante più cose vengono a conoscenza del
    passato, tante più cose possono creare per il nostro futuro. Un saluto a presto Rino
    Ps….ricordati di citare anche la fonte….magari nel mio sito possono trovare qualcos’altro di interessante

    Comment by Rino — 20 ottobre 2010 @ 22:26
  4. Mio figlio (15 anni) quest’anno ha voluto seminare il granoturco se l’è curato vangato incalzato tutto da solo (alla moda vechia con vanga e zappa) ora l’ha raccolto sempre a mano e volevo insegnarli la tecnica che una volta si usava per far seccare il mais nelle soffite appendendolo ai travi. Riesce ad aiutarmi spiegandomi come si faceva? Le sarei infinitamente grata. simona

    Comment by simona — 13 ottobre 2011 @ 17:21

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