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11 marzo 2010

Il binocolo da teatro e la storia del teatro

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Antico Binocolo da Teatro

Il binocolo è il più versatile strumento ottico per la visione binoculare e dall’uso più diretto.
E’ formato da un sistema di due cannocchiali o telescopi accoppiati, perfettamente paralleli per ottenere una visione binoculare che restituisce una porzione ingrandita dello spazio in direzione del quale è puntato l’oggetto.  

Il termine binocolo deriva appunto dal latino binoculus, “due occhi”, e fa ovviamente riferimento alla possibilità di utilizzare entrambi gli occhi per lo strumento ed è questa la principale differenza rispetto al telescopio o al cannocchiale, il cui funzionamento è invece regolato sull’utilizzo di un solo occhio, dunque meno comodi ed ergonomici.  

Possono essere a rifrazione o prismatici.
Nella parte anteriore di ciascun cannocchiale c’è l’obiettivo, una lente che raccoglie la luce, in quella posteriore c’è l’oculare, una lente più piccola che serve per ingrandire l’immagine.
I binocoli a rifrazione o da teatro hanno obiettivi di circa 2,5 centimetri di diametro e ingrandiscono le immagini mediamente fino a tre volte.
I prismatici hanno obiettivi più grandi e permettono ingrandimenti superiori. Esistono in commercio due categorie che si differenziano per il sistema di costruzione: i tradizionali e classici binocoli con prismi di Porro (dal nome dell’inventore, il fisico italiano Ignazio Porro) e quelli con prismi a tetto. Difatti un binocolo fornito di sole lenti darebbe immagini capovolte. Per ‘raddrizzarle’ vengono 

Antico Binocolo da Teatro

 

usati dei sistemi di inversione costituiti da prismi.
I binocoli con prismi di Porro hanno la consueta forma allargata e complessità di costruzione più semplice, mentre i binocoli con prismi a tetto,dalla forma diritta e compatta, con gli oculari allineati con gli obiettivi, sono più complessi e richiedono livelli di qualità e di precisione molto
elevati.  

I primi strumenti di osservazione sul modello del binocolo furono i telescopi, utilizzati sapientemente da Galilei sfruttando invenzioni di paternità olandese, e grazie ai quali vennero svelati numerosi arcani (per l’epoca) relativi al nostro pianeta ed all’universo.
Il telescopio galileiano aveva all’epoca un funzionamento simile ad alcuni odierni binocoli da teatro. Galileo Galielei (1546-1642) infatti, non inventò il telescopio; sembra che sia stato realizzato prima di lui da un fabbricante di occhiali in Olanda e altrove (comunque le lenti per occhiali erano in uso da secoli). A differenza dei successivi telescopi astronomici, che capovolgono le immagini, lo strumento di Galileo funzionava come gli attuali binocoli da teatro, combinando due lenti di diverso tipo. Galileo spinse la tecnologia ai suoi estremi limiti, ingrandendo
la sua visuale di 8 volte, e poi, in uno strumento successivo, di 33 volte.
E’ del 1850, invece, il prezioso contributo di Ignazio Porro alla tecnologia del binocolo, grazie all’introduzione del prisma.  

Le evoluzioni contemporanee della tecnologia hanno infine consentito l’introduzione di materiali e soluzioni all’avanguardia che hanno reso anche il settore dei binocoli un settore complesso, ben organizzato e soprattutto costantemente arricchito da nuovi prodotti.
Un utilizzo classico del binocolo è legato al teatro, specialmente a chi si muove dagli spalti e vuole seguire più da vicino le gesta degli attori, magari con un binocolo tascabile, piccolo e comodo, maneggevole per un uso pronto e occasionale.
Nella scelta di un binoccolo, oggi, ci preoccupiamo della sua potenza ( potere di ingrandimento ), della luminosità, della qualità di immagine.
Ma “qualche” anno fa, probabilmente, si faceva più caso all’aspetto, all’ eleganza e agli accessori.  

I teatri d’opera, infatti, diventarono luoghi di incontro sociale. In particolare i ridotti dei teatri sono i luoghi più frequentati. Al pubblico elegante dei palchi si contrappone quello più popolare del loggione, ma ovunque si vede gente leggere, conversare, sedurre, tradire, tener bisca e anche dormire. I palchi sono salotti dove è possibile consumare cibi e bevande addirittura durante gli spettacoli. Il teatro è quindi centro di mondanità. L’opera è il vero centro di gravità della società.
Il teatro è anche un luogo dove passano informazioni politiche. Ricordiamo quanto “Nabucco”, “Aida”, “Giovanna d’Arco” siano diventate opere amate dagli italiani per i loro incitamenti alla libertà, che in realtà Verdi aveva forse solo inconsciamente insinuato.
Il motto VIVA VERDI – che stava per “Viva Vittorio Emanuele Re D’Italia” di cui è acronimo, deriva da un grande stato di eccitamento del popolo italiano.
Era impossibile, ai tempi della tirannia austriaca, far circolare in altro modo i propri sentimenti e le proprie idee.  

I melodrammi rappresentati a teatro durano molte ore, ma sono poco realmente ascoltati, essendo il pubblico tanto chiassoso. La vicenda, sempre lunga e complessa, non viene realmente seguita. Sono solo i virtuosismi dei cantanti che a volte fanno regnare il silenzio in sala. Il binocolo, quindi, era si utile per una buona visione dettata spesso dalle lunghe distanze tra palcoscenico/attori e pubblico ( ma chissà….anche tra pubblico e pubblico…poteva servire anche per “occhiare” l’amica o la rivale, la sua compagnia o il suo vestito ), ma diventava anche un capo accessorio che doveva essere bello, curato, prezioso…proprio come un gioiello.  

Ma quando nacque il teatro ? 

Antico Binocolo da Teatro

Il teatro ha origini molto antiche: è una delle prime manifestazioni culturali dell’uomo e segna la nascita della letteratura.
I popoli antichi, legavano il teatro al mito e al rito.
Nella cultura occidentale, la storia del teatro inizia in Grecia e le rappresentazioni più importanti sono dedicate al dio Dioniso. La Grecia antica attraverso il teatro, la filosofia, la musica, il canto, la danza, i giochi olimpici (spirito agonale) e l’arte in genere, mette le radici a quella che oggi è diventata la cultura europea.  

Gli studiosi della cultura greca indicano come primo testo teatrale l’Iliade di Omero. Nascono quasi contemporaneamente la tragedia e la commedia sebbene nel primo periodo fu data molta più importanza alla tragedia: a differenza della commedia era molto sentita dal popolo greco, poiché narrava le storie degli dei e degli eroi. Forte era il sentimento per l’amore della patria e la tragedia più che la commedia si prestava a diffonderlo. Pertanto, la tragedia, assume un carattere formativo e pedagogico. Il genere teatrale fiorì in Grecia fra il VI e il V secolo a. C. e di questa produzione letteraria, sono giunti a noi, pochi frammenti dei tantissimi autori. Tra gli autori più importanti ci sono giunte opere di Eschilo, Sofocle ed Euripide per la tragedia, invece come autori di commedie quelli di Aristofane ( commedia antica) e Menandro ( commedia nuova ).
L’ingresso al teatro era gratuito, gli spettacoli erano sovvenzionati dai cittadini delle classi più agiate e dallo Stato.  

Con l’integrazione della cultura latina con quella greca, nasce la nostra civiltà. A Roma il teatro non ebbe la stessa importanza, per motivi storici e culturali, che ebbe in Grecia. La cultura latina si sviluppò molto più tardi ed iniziò ad assimilare, conoscere ed assorbire il mondo greco, quando venne a contatto con la Magna Grecia, e dopo la conquista della Grecia. Le prime manifestazioni teatrali erano di carattere religioso, ma ben presto assunsero carattere profano. Le forme originarie di commedia erano la FARSA e l’ATELLANA. Si sviluppò in seguito una forma di teatro più stabile, sul modello di quello greco nel III secolo a. C. Tra i tantissimi autori ricordiamo Plauto e Terenzio. Le commedie e le tragedie erano: FABULA TOGATA: commedia di ispirazione romana; FABULA PALLIATA commedia di ispirazione graca; FABULA RAETEXTA: tragedia di ispirazione romana; FABULA COTHURNATA: tragedia di ispirazione greca.  

Dopo la caduta dell’Impero (476) gli spettacoli furono proibiti dalla Chiesa e il teatro scompare. Intorno all’anno 1000 ( medioevo ) si sviluppò il teatro sacro, che si svolgeva all’interno della Chiesa, durante la Settimana Santa per rappresentare la Passione. La sacra rappresentazione ebbe forme analoghe in Francia, Spagna e Inghilterra.
Contemporaneamente alle rappresentazioni sacre, nelle corti feudali, si sviluppano intrattenimenti laici e forme di teatro popolare.  

Durante il rinascimento, la cultura umanistica portò alla scoperta del teatro classico, con il rispetto delle tre unità aristoteliche ( unità di luogo – svolgersi cioè in un luogo unico, nel quale i personaggi agissero o raccontassero le vicende accadute.
Nella tragedia greca infatti, spesso le azioni non vengono agite e viste ” in presa diretta” ma soltanto riferite o raccontate sulla scena; unità di tempo – la più comune interpretazione di questa norma fu che l’azione dovesse svolgersi in un’unica giornata dall’alba al tramonto; unità di
azione
– il dramma doveva comprendere un’unica azione, con l’esclusione quindi di trame secondarie o successivi sviluppi della stessa vicenda ). Tornò un teatro laico e dotto. Le opere venivano rappresentate a corte prima in latino e poi in volgare. Tra un atto e l’altro si prese  l’abitudine di inserire un intermezzo musicale- allegorico di argomento mitologico (origine del melodramma e del teatro d’opera).  

Nel corso del ’400-’500 fioriscono molti testi teatrali su imitazione di quelli antichi,per un teatro ristretto e di corte. Tra i maggiori autori ricordiamo: Ariosto, Tasso, Guerini, Machiavelli.
Contemporaneamente ai testi di questi autori, si sviluppa una forma di teatro popolare e laica, itinerante: la commedia dell’arte. La commedia dell’arte crea un teatro d’improvvisazione, dove gli attori non seguono un copione ma un canovaccio e usano delle maschere fisse. In questo secolo si costruiscono i primi teatri: Teatro Olimpico di Palladio a Vicenza (1579-80).  

Nel Seicento il teatro ebbe grande importanza e fiorì in tutta Europa. In Francia nacque e si consolidò il teatro classico fondato sul rispetto delle regole aristoteliche, tra i maggiori autori vanno ricordati Corneille, Racine e Molière. In Inghilterra nacque il teatro elisabettiano e si
ebbero autori di grande spessore come Marlowe, Shakespeare. In Spagna si sviluppò un teatro fondato sull’affermazione di valori etici. In questo secolo si costruiscono i teatri prototipo di quelli europei: TEATRO DELLA FENICE (Venezia) e FARNESE di Parma (1618-19). Le dimensioni sono aumentate per accogliere il vasto pubblico, c’è l’orchestra, la platea, l’arco scenico unico, il palcoscenico molto vasto, con argani e quinte mobili per le nuove esigenze della spettacolarità, ci sono i palchetti per contenere più pubblico: nasce il teatro ad alveare.  

Nella prima metà del settecento prevale il gusto arcadico che, dal punto di vista teatrale, si concretizzò con il melodramma del Metastasio. Il clima illuministico fa sentire i suoi influssi anche sul gusto per lo spettacolo: c’è bisogno di maggior rigore, pulizia ed ordine. Il veneziano Carlo Goldoni si fa promotore di una vera e propria rivoluzione teatrale: sostituì gradualmente al teatro della “Commedia dell’arte” un teatro di carattere, con testo scritto (introduce di nuovo il Copione) e personaggi ben delineati psicologicamente. Ricerca la verosimiglianza delle
storie e la semplicità del linguaggio. 

Antico Binocolo da Teatro

Il teatro europeo nell’ottocento fu dominato dal dramma romantico in cui si esaltavano gli ideali dell’epoca, in particolare in Germania con Lessing, Schiller con i quali temi neoclassici, mitologici e romantici si intrecciano. In Inghilterra e in Francia si ha il dramma borghese,
caratterizzato da temi domestici con poche pretese letterarie. In Italia Manzoni, con la Lettre à Monsieur Chauvet, si fa portavoce di un teatro più moderno. Egli rifiuta le due unità aristoteliche di tempo e luogo, in quanto limitanti la veridicità della vicenda e la creatività dell’autore; riscopre il valore educativo del teatro. Anche il coro trova una nuova funzione: spazio per commenti dell’autore. Verso la fine del secolo si ha l’influsso del naturalismo e del verismo con il teatro realista ( Verga ). In Germania, invece, Wagner, come reazione a tutto ciò, produce drammi mitici ed ideali.In Russia si apre la stagione del realismo con Nikolaj Gogol e Alexander Ostrovskij e, verso la fine del secolo XIX, con Lev Tolstoj e Maksim Gor’kij. Anche Cechov può essere considerato un continuatore della tendenza naturalistica, anche se evidenzia affinità con il Simbolismo.  

Alla fine dell’800 il mondo della cultura e il teatro furono influenzati dai nuovi studi freudiani. Il norvegese Ibsen e lo svedese Strindberg sono considerati i fondatori del teatro contemporaneo. Trattano temi sociali, accurate analisi e caratteri individuali con forte introspezione. Il teatro del ’900 ha come tema l’individuo e il suo io complesso e stratificato. Una novità del teatro novecentesco fu l’introduzione del regista. In Italia il Realismo approdò al senso del tragico di Luigi Pirandello (Frammentazione della coscienza, relativismo, ricerca della distinzione fra verità e finzione). Bertolt Brecht elaborò una nuova teoria teatrale: egli rivendica il carattere di finzione del teatro, lo spettatore non deve immedesimarsi nelle vicende del dramma, ma, attraverso l’estraniazione, giungere alla piena consapevolezza di essere in presenza di una rappresentazione  (ciò contribuisce a far maturare nel pubblico una coscienza critica).
In Italia ricordiamo oltre a Pirandello, Peppino De Filippo, Eduardo De Filippo, il premio Nobel Dario Fo, Eduardo Scarpetta, Luigi Rasi, Gilberto Govi.  

Oggi fortunatamente il teatro è occasione mondana solo in rare occasioni speciali………..fortunatamente o sfotunatamente ??

“Testo sulla spiegazione del binocolo tratto dalla rivista per consumatori Guida Acquisti a cui vanno i nostri ringraziamenti.”

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