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Da Scrivere

8 aprile 2010

Macchina da Scrivere Royal Bar-Lock e storia della scrittura e delle macchine da scrivere

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Macchina daScrivere Royal Bar-Lock

Oggi volevo mostrarvi delle immagini di una bellissima macchina da scrivere. Andando a rivedere il post relativo al modello che avevo già
pubblicato mi sono reso conto che abbiamo parlato poco della storia della macchina da scrivere e della scrittura.  

E così mi sono documentato un po…  

Ma andiamo con ordine.  

La macchina per scrivere è uno strumento dotato di tastiera collegata a vari dispositivi meccanici, elettrici e/o elettronici, che permettono di ottenere su un supporto, generalmente un foglio di carta, l’impressione di caratteri (lettere, numeri, segni ortografici, segni di punteggiatura, simboli vari) simili a quelli della stampa tipografica.  

Oggi rimpiazzata quasi completamente dai personal computer che contengono installati uno o più programmi di videoscrittura, la macchina per scrivere, nata sul finire del XIX secolo, è stata uno dei primi dispositivi di largo utilizzo per la rapida redazione di documenti in formati standardizzati. Il suo utilizzo fece nascere una nuova professione, inizialmente riservata alle donne: la dattilografia.  

Sono diversi gli inventori ai quali la macchina da scrivere viene attribuita, spesso di diversa nazionalità. È anche possibile che varie persone abbiano lavorato contemporaneamente ad idee simili senza necessariamente essere a conoscenza l’uno del lavoro dell’altro.  

Ma quando nacque la scrittura ?  

Brevemente, possiamo riassumere e semplificare la storia della scrittura in pochi passaggi :  

I primi graffiti incisi sulle rocce dell’uomo risalgono a più di 35000 anni fa (neolitico). Erano certamente una forma d’arte, ma non erano una forma di scrittura. Infatti non rappresentano un testo formato da parole, ossia complessi di suoni che esprimono un senso in una data lingua. Rappresentare graficamente un sentimento, un desiderio, un timore non è ancora scrivere.  

La rappresentazione grafica di parole (dette anche monemi) è già una scrittura, ma con un difetto: le parole sono decine di migliaia e occorrerebbero molti segni (vedi il Cinese ). Quindi, fin dall’antichità si comincia ad analizzare le  

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parole dividendole in sillabe e in fonemi.  

La scrittura fu inventata in Mesopotamia nel 3300 a.C. dai Sumeri. E’ una creazione del tutto originale ma dettata da esigenze pratiche !
Questo, accade in quando ci troviamo in presenza di un popolo stanziale ( nasce la citta ), con relativo commercio e problemi legati ad esso. Accanto alle grandi civiltà sedentarie dell’antichità vivono per secoli popolazioni nomadi, la cui struttura sociale ed economica è più semplice e non hanno quindi necessità di ricorrere alla scrittura.  

Contemporaneamente ai Sumeri, una forma di scrittura si sviluppa anche in Egitto, l’altra grande civiltà agricola del mondo antico. I geroglifici sono i segni pittorici che compongono il sistema di scrittura utilizzato dagli antichi Egizi,che combina elementi
ideografici, sillabici e alfabetici. Un sistema simile venne utilizzato anche dalla civiltà minoica, tra il 2000 a.C. e il 1650 a.C. circa. Il termine geroglifico deriva dalla parola greca hieroglúphos, composta da hiero-, che significa “sacro”, e glypho, che significa “incidere”. Ricordo la stele di Rosetta, un testo in tre lingue che favorì la decifrazione della scrittura egizia.  

Anche la civiltà del riso si dota precocemente di una forma di scrittura. Gli ideogrammi cinesi, nati intorno al 1500 a. C., prevedono un segno per ogni parola e sono quindi numerosissimi. Per esempio un albero stilizzato indica la parola “albero”; due alberi stilizzati significano “bosco”. Nonostante la difficoltà di apprendimento, la scrittura ideografica cinese può essere intuitivamente compresa in ogni parte della nazione, indipendentemente dal dialetto parlato.  

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La scrittura giapponese è un derivato di quella cinese, con l’aggiunta di elementi sillabici. Resistono all’invasione dell’alfabeto, perché le parole cinesi sono monosillabiche e mal si adattano ad una traduzione alfabetica.  

Vi erano già scritture antiche (indecifrate) a Harappa, ma la scrittura sanscrita ( è una lingua Indiana ), prodotta dalla cultura degli Arii, risale al III secolo a. C. Molte parole delle lingue indoeuropee hanno familiarità con il sanscrito.  

L’alfabeto fenicio, dal quale erano assenti le vocali, risale al 1500 a. C. E’ (quasi) valido il principio in base al quale ad ogni suono del linguaggio corrisponde un segno. Si diffonde rapidamente anche grazie al fatto che i Fenici erano navigatori. La
parola greca biblos, che significa libro, deriva dalla città fenicia di Biblo.  

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Lo storico greco Erodoto definisce le lettere greche foinikeia grammata ( si legge foinikeia grammata), cioè riferisce l’origine fenicia dell’alfabeto greco, che però possiede anche le vocali. La scrittura nasce, con i Sumeri, con scopi utilitaristici, ma dopo mille
anni viene usata per scrivere i miti e, poi, annali e cronache. Con i Greci, serve a dare memoria di una grande cultura letteraria e scientifica. E pensare che il filosofo greco Platone avversò la scrittura perché “distrugge la memoria” e “il testo scritto è inerte,
interrogandolo non si hanno risposte”…  

Il geroglifico dei primi palazzi cretesi, la “lineare A” e la “lineare B” sono scritture sillabiche, non alfabetiche, utilizzate dai popoli cretesi e micenei. Il disco di Festo, città dell’isola di Creta, è un disco di argilla di colore rossastro del diametro di 16 cm con una linea a spirale che va dalla periferia verso il centro. La scrittura non è stata decifrata.  

I suoni che le lettere etrusche esprimono possono essere compresi perché la scrittura degli etruschi è l’adattamento di un sistema alfabetico che dall’ 800 a. C. viene usato per comunicare le diverse lingue mediterranee. Tuttavia la lingua etrusca non è completamente interpretata e non vi sono fonti letterarie etrusche.  

L’alfabeto arriva in Italia nel 700 a. C. portato dai Greci che colonizzano il sud della penisola e viene rielaborato con varie modalità dalle diverse genti preromane.
L’espansione romana porta nel I secolo a. C. all’unificazione linguistica dei popoli che entrano a far parte del mondo romano. Oggi è l’alfabeto più diffuso nel mondo.  

L’alfabeto ebraico è una scrittura consonantica. Le vocali possono essere aggiunte sotto le consonanti per favorire la comprensione. Si legge da destra a sinistra. E’ la scrittura in cui è scritto l’Antico Testamento.  

L’alfabeto arabo si è sviluppato da quello siriaco, e venne adottato con alcune modifiche da gran parte del mondo islamico: Persiani, Turchi, Malesi, Berberi e altri. Esso si compone di 28 lettere,tutte consonanti, mentre le vocali sono segnalate mediante
segni sussidiari che di solito vengono omessi. La scrittura araba si svolge da destra a sinistra e nei libri la prima pagina è quella che per noi è l’ultima.  

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Il più antico alfabeto runico fu creato dai popoli germanici attorno al 200 d.C. circa basandosi su alfabeti dell’Europa meridionale. Esistono due tipi di alfabeto runico, quello a 24 segni, detto della “serie lunga” e quello della serie corta, di 16 segni,
adottato dai Vichinghi. I popoli germanici e scandinavi ritenevano che questi segni avessero poteri magici e credevano che non venissero scolpiti dagli incisori, ma si creassero autonomamente e che gli iniziati potessero liberarne il potere.  

Il cirillico è l’alfabeto usato per le lingue degli slavi ortodossi, cioè russi, ucraini, bielorussi, bulgari e serbi. Il nome deriva da San Cirillo, che non ne fu però l’inventore.
Risale probabilmente ai suoi discepoli e deriva dall’alfabeto greco onciale del secolo IX, con l’aggiunta di segni per i suoni sconosciuti al greco. Semplificato nel 1708 da Pietro il Grande, fu riformato nel 1918 dal governo sovietico con l’eliminazione di alcuni caratteri. Il cirillico russo comprende ora 31 segni; quello serbo ha alcune lettere in più.  

Tra i primi e importantissimi scrittori, nel medioevo troviamo i monaci, i quali però svolgesero più che altro il lavoro di copisti: riscrivono a mano le grandi opere dell’antichità classica, greca e latina. E’ un lavoro prezioso, ma lungo e faticoso e soggetto ad errori. Scrivono su pergamena, pelle di pecora trattata ( Inventata da Eumene II di Pergamo nel 200 a.C. )L’uomo con la sua voglia di capire, di scoprire, di inventare, è riuscito a costruire macchine che lo hanno aiutato nello svolgimento delle sue attività. Attraverso i secoli, con l’impegno lo studio, la fatica e la perseveranza di uomini ingegnosi, il cui nome è rimasto legato alla scrittura meccanica, si è giunti, oggi a quella che noi semplicemente definiamo “macchina da scrivere”. 

Il progresso tecnologico, inarrestabile, ci offre ogni giorno nuovi strumenti sempre più sofisticati che si evolvono con le esigenze del mondo del lavoro; una storia iniziata alcuni secoli fa, e non ancora terminata. Ripercorriamo le tappe fondamentali di questo lungo e
meraviglioso cammino della macchina per scrivere:  

Con l’invenzione della stampa a caratteri mobili a opera di Gutenberg (1452) la scrittura diventa accessibile a tutti. Nasce il libro, perché è possibile una riproduzione in serie di qualsiasi opera. Viene stampata la Bibbia, strappata alla lettura di pochi ecclesiastici.  

1575 – Il tipografo italiano Francesco Rampazzetto esegue una serie di esperimenti per ottenere una forma di scrittura simile alla stampa e inventa un sistema di “scrittura tattile”, basato su dadi montati su aste che portano dei caratteri in rilievo.  

1714 – L’ingegnere inglese Henry Mill inventa una macchina con i tasti in rilievo che permette l’impressione dei caratteri disposti in ordine alfabetico.  

1823 – L’italiano Pietro Conti di Cilavegna costruisce la prima macchina capace di scrivere manovrata da una tastiera, a cui dà il nome di tachigrafo o tachitipo.  

1829 – Lo statunitense Austin Burth costruisce una macchina a tasto unico, la TIPOGRAPH.  

1833 – Il francese Xavier Progin realizza una macchina a tastiera completa senza carrello, la Plume ktypographique, formata da 66 leve articolate, disposte in circolo, che fungono da tasti con i corrispondenti segni alfabetici.  

1843 – Lo statunitense Charles Thumber realizza il CHIROGRAPHER.  

1846 – Una macchina per scrivere (probabilmente la prima) fu inventata dall’avvocato novarese Giuseppe Ravizza nel 1846 con scopi umanitari poiché Ravizza volle far sì che anche i ciechi potessero scrivere con l’utilizzo di questa macchina.  

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1855 – Ravizza brevetta una macchina a “scrittura invisibile”, che battezza Cembalo Scrivano per la sua somiglianza con la tastiera di pianoforte. La macchina viene presentata alle esposizioni industriali di Novara e di Torino nel 1856. Il Cembalo scrivano presenta delle novità rispetto alle macchine precedentemente brevettate: la tastiera orizzontale, il dispositivo per fissare l’interlinea, il campanello per indicare il fine riga, il nastro inchiostrato e il telaio mobile. Di questa macchina sono stati costruiti ben 16 modelli; nel 1881 il Ravizza riesce a costruire un Cembalo a scrittura visibile.  

1864 – Peter Mitterhofer (1822-1893) nel villaggio tirolese Parcines inventa la macchina da scrivere. Imparò dal padre il mestiere di falegname ed in seguito, anche quello di carpentiere, rivelando precocemente le sue grandi abilità e le sue doti di inventore. Costruì 5 modelli di macchine da scrivere, di cui due prevalentemente in legno con caratteri a punte di aghi e tre con caratteri in metallo. Si recò due volte a Vienna per chiedere sostegno all’imperatore Francesco Giuseppe I. Fu tragico per Mitterhofer che i consulenti dell’imperatore non riuscissero a riconoscere il vero valore dell’invenzione, per cui di questa non se ne approfittò. Rassegnato, Mitterhofer si ritirò nel suo paese d’origine dove morì solitario.  

1868 – Lo statunitense Christopher Latham Sholes, coadiuvato dai tipografi Samuel Soulè e Carlos Glidden, brevetta un modello di macchina per scrivere che ricorda per molti aspetti il Cembalo scrivano. Dal modello iniziale si sviluppano diversi modelli più perfezionati; uno di questi viene presentato all’industriale Philo Remington, il quale, prevedendo l’avvenire commerciale di questa invenzione, ne acquisisce i diritti e inizia la produzione su grande scala.  

1873 – La prima macchina viene chiamata The type writer e presenta queste caratteristiche: tastiera composta da 45 tasti disposti su quattro file, leve portacaratteri disposte in cerchio sotto al rullo, carrello ribaltabile a cerniera per poter leggere il foglio scritto. La
REMINGTON n.1, presentata all’Esposizione Internazionale di Filadelphia nel 1876, segna l’inizio dell’era della macchina per scrivere.  

1880 – L’ingegnere Yost (che aveva collaborato alla realizzazione della Remington 1) inventa la Caligraph, la prima macchina per scrivere con la possibilità di scrittura in minuscolo oltre che in maiuscolo e con la barra spaziatrice. Da questo momento i brevetti si
susseguono e le macchine vengono perfezionate. 

1898 – La società Underwood introduce una macchina per scrivere alla quale viene applicato i “cinematico”, realizzato dallo statunitense di origine tedesca Franz Xavier Wagner; è la prima macchina a scrittura visibile con battuta frontale, con le leve disposte a semicerchio.  

1908 – Camillo Olivetti fonda a Ivrea una società per la produzione di macchine per scrivere. Nel 1911 viene messo in commercio il primo modello, denominato m1. Con lo sviluppo tecnologico i modelli diventano sempre più perfezionati ed evoluti e vengono
inserite nuove funzioni. Le case costruttrici di macchine per scrivere si moltiplicano in tutto il mondo: a Remington e Olivetti si affiancano Olimpia, Facit, Rank Xerox, Canon e IBM.  

1961 – L’IBM modifica il sistema di scrittura tradizionale introducendo l’elemento mobile di scrittura, (una pallina di materiale plastico rivestita di metallo su cui sono disposti i caratteri): questo si muove di uno spazio a ogni battuta sul foglio che resta fisso. L’elemento di scrittura, la pallina, è intercambiabile con altri che presentano caratteri o passi di stampa diversi: è così possibile scegliere il carattere in base al tipo di documento che si deve digitare. Parliamo della Wheelwriter.  

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1978 – L’Olivetti presenta la prima macchina per scrivere elettronica, la ET 101, alla quale seguiranno anno dopo anno modelli sempre più evoluti che offrono agli utenti la possibilità di creare, redigere e gestire qualsiasi tipo di testo e/o documento.  

L’importanza degli standard di posizionamento dei tasti (per esempio: QWERTY, QZERTY, AZERTY), per dattilografare a memoria, ossia senza doversi sforzare spesso per distinguere i tasti, e in secondo luogo per facilitare l’alternarsi ergonomico di mano
destra e mano sinistra, è da allora sempre stata fondamentale, e tale rimane.  

Nei primi modelli meccanici ed elettro-meccanici era presente una tastiera i cui tasti di scrittura premuti azionavano il corrispondente martelletto in grado di trasferire l’inchiostro da un nastro alla superficie della carta. A questo seguiva immediatamente l’avanzamento di uno scatto del carrello sul quale stava il foglio di carta che veniva così posizionato in modo corretto per la stampa del carattere successivo. Era inoltre comune l’utilizzo della carta carbone che consentiva di ottenere più copie conformi all’originale con una sola operazione di battitura.  

Gli accessori di uso più frequente erano la “gomma” (a forma di sottile dischetto, per rimuovere con precisione l’errore), e il “bianchetto” (per coprire gli errori, e, dopo una rapida asciugatura, poter battere il carattere opportuno). Successivamente nacquero le macchine elettroniche con elemento unico di scrittura (inizialmente a sfera, detta anche pallina o testina, ed in seguito a margherita), tasti con modalità sbianca-errori e display. Ciò permetteva di variare il carattere, sostituendo la sfera o la margherita, di applicare uniformemente la pressione e l’intensità dell’inchiostro, e di correggere gli eventuali errori di battitura dopo o prima della stampa.  

Insomma, le macchine da scrivere possono essere di molti tipi : a una leva e tipi a tastiera multipla; a scrittura cieca ed a scrittura visibile; a mano ed elettriche; affine nel design ad una macchina da cucire destinato alle giovani donne o portatile di dimensioni ridotte
per i primi reportage giornalistici; in alluminio progettata per le lunghe traversate oceaniche (altri metalli avrebbero subito senza dubbio l’usura dei vapori marini) o che traduce parole in alfabeto Breille e viceversa fino ad arrivare a quella geniale a codice cifrato, della quale erano equipaggiati tra l’altro i sottomarini tedeschi (enigma ).  

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Ma una cosa è certa, la macchina per scrivere deve rispondere al principio fondamentale della sostituzione vantaggiosa della scrittura a mano; deve, cioè, essere rapida e precisa.  

Con l’avvento del computer e con la generazione degli internauti ovviamente l’utilizzo della macchina da scrivere è caduta in disuso anche se ci sono ancora aziende che preferiscono usarle per riempire form e via discorrendo.  

Le macchine da scrivere sebbene non costituiscano un ottimo profitto per le aziende sono invece ambite dai collezionisti tra i quali ci sono anche personaggi famosi come Tom Hanks.  

Macchina daScrivere Royal Bar-Lock

I collezionisti sono alla ricerca soprattutto delle macchine da scrivere che risalgano a prima del 1920 quando poi divennero standardizzate.  

La macchina da scrivere delle immagini è la Royal Bar-lock risalente al 1904 e prodotta da una delle più vecchie industrie produttrici, la Royal Typewriter Company di New York che tuttora esiste sotto il nome di Royal Consumer Information Products.  

La macchina dispone di una doppia tastiera e tasti separati per numeri e simboli vari. La metà dei tasti sono neri con scritte bianche e il resto sono di colore bianco con scritta nera. ROYAL BAR-LOCK è impresso in caratteri decorativi sulla parte anteriore dello scudo.  

Nel 1888 fu realizzata la prima macchina da scrivere con questo nome ( Columbia Bar-lock ) inventata da Charles Spiro. Il modello americano aveva 78 tasti, un tasto per ogni carattere, mentre 86 ne aveva quello europeo.  

Questa fu la prima macchina che utilizzò dei tasti di gomma dura.
L’inventore riconobbe che solo una macchina da scrivere con i tasti poteva essere adatta per il lavoro commerciale; egli perciò concentrò in questa direzione i suoi sforzi. Le sue leve cui sono collegati i caratteri stanno nella parte superiore e risultano collegate al tasto in modo che alla pressione di questo si abbassano fino al rullo per la stampa.  

Il ‘cesto’ contente le leve sta in verticale sotto la linea di visuale in modo da consentire una scrittura visibile. In realtà una macchina da scrivere senza una struttura vibrante per il nastro non avrebbe consentito una vera scrittura visibile (per vedere ciò che era stato digitato, la dattilografa doveva stare in piedi o appoggiarsi sopra la macchina) , per cui, per perfezionare la visibilità della scrittura Spiro attrezzò adeguatamente la macchina nel 1892.
Un’altra caratteristica importante fu la prima introduzione del tabulatore nel modello n° 4 (1895).  

La denominazione Royal Bar-Lock deriva dall’utilizzo che ne fecero gli uffici della casa reale d’Inghilterra : come possiamo vedere dalle pubblicità dell’epoca, la macchina è stata ampiamente utilizzata negli uffici e dalla Marina negli states, negli uffici comunali e del
governo a Londra, Glasgow, Liverpool e altri numerosissimi uffici postali, bancari e privati del Regno Unito.  

Macchina daScrivere Royal Bar-Lock

Come avevo già detto nell’altro post, a Peter Mitterhofer è dedicato oggi il museo di Parcines, uno dei più interessanti musei della macchina da scrivere, che raccoglie più di 1200 esemplari di tutti i tempi ( Piazza della Chiesa, 10 – Parcines ).  

Oggi, una vecchia macchina da scrivere può essere anche un gioco :  

  

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  1. Caro Antonio, a prima vista ed al tatto i caratteri non sono di piombo, forse una lega, non di ferro in quanto come vedi
    dal dettaglio foto sono lucidi, anche se sembrano di ferro non lo sono perchè sarebbero arruginiti come i martelletti,
    che ne dici?? da approfondire, alla prima occasione chiederò a un collezionista di Piazzola sul brenta, ha circa 900
    macchine da scrivere qualcosa più di me saprà, e commenterò ulteriori informazioni. all. foto dettaglio , a presto Bye
    Rino

    Comment by Rino — 4 giugno 2010 @ 23:11
  2. Salve,

    Sapreste dirmi il valore di una Royal 10 N.Y. USA in discrete condizioni, oppure dove potermi informare per rivenderla.

    grazie

    Comment by Manuele — 8 settembre 2013 @ 12:31
  3. per scrivere in arabo, anche se non avete una tastiera araba utilizzate questo sito: screvere arabo

    Comment by samia — 9 aprile 2015 @ 20:09
  4. molto interessante, grazie

    Comment by tastiera araba — 23 marzo 2016 @ 09:27

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