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22 aprile 2010

Vecchio trapano da dentista con accessori, la carie e storia dell’odontoiatria

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Vecchio Trapanoda Dentista

Lo strumento che vediamo oggi, è di suo molto interessante per l’ingegno con cui, tramite delle pulegge e un cordino, si trasmette il movimento rotatorio dal motore ( 100 V ), al trapano…. ma incuterà
paura se non addirittura terrore ai più…

Si tratta di un vecchio trapano per dentista, completo dei vari accessori, con l’azionamento tramite apposito interuttore a terra da usarsi con i piedi in modo da avere sempre le mani libere.

C’è un motivo per cui andare dal dentista ( o Cavadenti….com’erano chiamati una volta ) è così terrificante per molte persone (me compreso).
Nella storia della medicina, le operazioni ai denti sono ricordate come tra le più dolorose per l’essere umano. Questo sia per i metodi primitivi utilizzati per migliaia di anni, sia per il fatto che il cervello dedica una buona porzione della sua massa al dolore, in particolare quello dentale.

Vecchio Trapanoda Dentista e Accessori

Ma c’è un dato confortante: dal secolo scorso gli strumenti utilizzati da un dentista si sono fatti via via sempre più sofisticati, e buona parte della ricerca è volta proprio a lenire o a sopprimere completamente il dolore provocato da ascessi, carie ed altri problemi
dentali, oltre che dalle operazioni dei dentisti.

Ma così non era qualche millennio fa, quando ci si doveva arrangiare con i pochi strumenti e tecnologie a disposizione, ed avere una discreta tolleranza al dolore

Come operavano i dentisti preistorici ?
Sostanzialmente con le medesime tecniche messe a punto e sperimentate con successo per la fabbricazione delle minuscole perline in osso, conchiglia marina, steatite, calcite, turchese, lapislazzuli usate per cuffie, collane, braccialetti, cinture e cavigliere rinvenute in abbondanza in siti archeologici a Mergarh ( uno dei più importati siti neolitici, sorto tra il 7000 a.C. ed il 3200 a.C. in Pakistan ) .
Lo strumento principale era il trapano in legno ad arco attrezzato con una piccola punta in selce, azionato mediante un apposito archetto. La stessa perizia è stata riscontrata nelle perforazioni sui denti. I casi meglio conservati mostrano infatti delle perforazioni non lontane per morfologia da quelle che si ottengono oggi con ben più raffinati strumenti. La perizia del provetto “gioielliere” si trasferì presumibilmente in un ottima “dentistica”. Le analisi al microscopio elettronico mostrano che, dopo la fase di trapanazione

Vecchio Trapanoda Dentista e Accessori

vera e propria, gli artigiani-dentisti usavano talvolta anche lamelle, sempre in pietra, come bisturi e scalpelli di precisione per “rifinire” l’intervento. La sperimentazione effettuata dai ricercatori su denti moderni di confronto dimostra che un trapano artigianale
equipaggiato con una punta in selce simile a quelle neolitiche produce un foro del tutto simile a quelli scoperti a Mergarh in meno di un minuto.
Nonostante sia difficile fare valutazioni comparative sulla “soglia del dolore” nell’antichità, sappiamo per certo che questi interventi, pur relativamente brevi, potevano essere molto dolorosi quando veniva interessata la dentina, cioè il tessuto immediatamente
al di sotto dello smalto.

Possiamo dunque immaginare che gli artigiani-dentisti non ignorassero le proprietà anestetiche di alcune sostanze vegetali capaci di lenire il dolore dei pazienti e che praticassero dunque otturazioni temporanee. A questo riguardo, rimane ancora misterioso il significato delle tracce di bitume rinvenute talvolta sui denti.

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Questo accadeva nel 7000 a.C. . I primi dentisti sembrano quindi risalire alla Valle dell’Indo, in India e Pakistan e giusto per spiegare quanto fosse dolorosa l’operazione, braccia e gambe del paziente venivano legate per consentire al dentista di svolgere il suo lavoro.

La Storia dell’odontoiatria nell’antichità non puo essere tracciata separatamente, poiche è interconnessa con lo sviluppo della scienza medica.

Però nell’antichità erano magia e religione ad avere il compito di spiegare e guarire i mali dell’uomo, di conseguenza queste antiche credenze magiche, il folklore, i pregiudizi e le superstizioni rallentarono il progresso dell’odontoiatria.
La prima spiegazione che venne data al dolore dentale era la presenza di vermi che si cibavano dei denti, credenza che sembra essere nata coi Sumeri circa 7.000 anni fa ( quindi nel 5000 A.c.) per via del fatto che le carie sembrano essere il risultato dell’azione di vermi simili a quelli che forano il legno. Questa ipotesi sui problemi ai denti resiste per oltre 6000 anni, fino ad oltre il 1300.

Non avere alcuni denti era considerato antiestetico nell’antichità quanto lo è oggi.

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Nelle civiltà Egiziana e Babilonese (IV e V sec. A.C.), il mal di denti era ritenuto un segno dell’ira divina e il sollievo poteva essere ottenuto tramite preghiere e incantesimi. Lo storico greco Erodoto scrisse che l’Egitto era pieno di specialisti delle varie branche mediche inclusa l’odontoiatria, tuttavia gli Egittologi non sono stati capaci di trovare prove di effettivo lavoro odontoiatrico sui crani rinvenuti. Altri esperti affermano che nella civiltà Assira fosse regolarmente praticata l’estrazione dei denti
eche ci fossero teorie su come curare una mandibola slogata. Sembra inoltre che gli Egiziani elaborarono un complicato metodo per installare dei ponti utilizzando fili d’oro intrecciati tra i denti per mantenere il ponte in linea. Una incisione sulle mura del tempio di Tolomeo (304-30 a.C.), a Kom Ombo, proprio a nord di Assuan, mostra molti strumenti chirurgici, tra cui bisturi e pinze di vario tipo.

Anche gli antichi Romani ricorrevano al dentista.
Un articolo recentissimo a cura del BDA, sito britannico specializzato nella storia delle malattie nel mondo, dedica ampio spazio alla illustrazione delle cure che gli antichi Romani attuavano per affrontare le malattie dei denti. E non solo le malattie, si badi bene, ma molti Romani, soprattutto rappresentanti del gentil sesso, per ovvi motivi si affidavano a specialisti che creavano per loro dei magnifici ponti in oro sfruttando una tecnica che sappiamo essere stata introdotta dagli Etruschi, veri esperti in questo campo, più pratici e abili dentisti. Addirittura nel 700 A.C. erano capaci di operazioni dentistiche eccezionali; sono state infatti rinvenute parti di dentiere in alcune tombe etrusche. Larghe bande di puro oro alle quali erano incastonati denti finti erano saldate insieme per adattarsi ai denti naturali e rimpiazzare quelli mancanti.

I Romani che avevano bisogno di una estrazione dentaria dovevano farsi visitare da un medico; non c’erano dentisti distinti dai medici generici, e infatti nella lingua latina non esiste il termine dentista. A differenza dei periodi successivi, non c’era alcuna prova che i barbieri eseguissero le estrazioni. I medici adoperavano forcipi e uno strumento speciale noto come “tenaculum”, cioé una tenaglia per estrarre le radici dei denti. I Romani può darsi che avessero una dentatura in condizioni migliori rispetto alla nostra di oggigiorno, per mancanza di zucchero e cibo manipolato nella loro dieta. Tuttavia non mancano le prove dell’ esistenza della carie. In particolare la natura più grezza del cibo produceva come conseguenza un logorio della superficie dei denti, e talora i batteri  potevano attaccare la polpa dentaria.
Anche il miele, adoperato normalmente in sostituzione dello zucchero, poteva attaccare le cavità dentarie. Quanto all’uso del “dentifricium” non abbiamo prove certe. Non è chiaro come fosse applicato, sebbene Ovidio, in una delle sue poesie consigliasse una ragazza di non spazzolare i suoi denti in presenza del suo ragazzo. Marziale in una poesia fa parlare un dentifricio in polvere.
Altre notizie ci pervengono da Celso, per quanto riguarda gli gredienti adoperati dai Romani come polvere dentifricia, fra cui ossi tritati, gusci d’uova e conchiglie marine. Tutto questo prodotto veniva bruciato, talvolta mescolato con miele, e ridotto in polvere
finissima. Anche le dentiere erano ben note al tempo dei Romani e al riguardo esistono persino riferimenti letterari. Marziale, per esempio, riferisce su alcuni materiali adoperati per denti artificiali: ” Maxima ha tre denti, tutti di legno, neri come la pece”.
Sui denti, l’articolo cita persino un articolo tratto dalla Legge delle XII Tavole che stabilisce delle pene per chi con la violenza provoca danni ai denti di una persona: “Chiunque provochi la caduta di un dente di un uomo libero pagherà una multa di trecento assi, se si
tratta di uno schiavo la multa ammonterà a centocinquanta assi”. A Roma la Legge delle Dodici Tavole impediva che si seppellissero cadaveri con dell’oro ad eccezione di quei corpi che presentavano questa primitiva dentiera. Questa tecnica non fu più utilizzata fino al XIX sec. A causa della degradazione della cultura dopo la caduta dell’Impero Romano.

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Nonostante l’avanzamento delle scienze la superstizione e la magia restarono comunque radicate. Per molti anni infatti il principale libro scientifico fu il “De Naturalis Historia” di Plinio il Vecchio ricchissimo di cure assurde.
Tuttavia vi furono sporadiche scoperte anatomiche importanti: il greco Galeno fu il primo a parlare di nervi nei denti e il persiano Rhazes scrisse un trattato su come otturare le cavità delle carie con il mastice.

La civiltà Araba, sviluppatasi mentre l’Europa attraversava l’oscurità del Medioevo, sviluppò notevolmente le proprie conoscenze mediche, in particolare l’Anestesiologia e la Chirurgia anche a livelli complessi.
Abulcasis, un Arabo nato vicino Cordova in Spagna nell’XI secolo scrisse un trattato descrivendo estrazione,riduzione di fratture e la cura delle mandibole slogate.

Anche in questo campo, non poteva mancare il grande Leonardoda Vinci (1452-1519). Nei suoi disegni nei “Quaderni di Anatomia“, circa un migliaio, in 119 fogli che sono conservati nella biblioteca del Castello Reale di Windsor, esiste la testimonianza del suo grande livello artistico e scientifico, con riferimento alla bocca. Dimostrò inoltre che il diametro verticale della faccia equivale ad un ottavo della statura.

Fino al XVI° secolo, non esistevano veri e propri dentisti, ma chirurghi e barbieri che, tra barba e capelli, si dedicavano all’estrazione di denti. E proprio l’estrazione era il metodo più comunemente utilizzato per levarsi di torno il problema del dolore; proprio per questi vennero creati diversi strumenti che rendessero la procedura di estrazione semplice e veloce. Uno di questi strumenti era il “Pellicano Dentale“, inventato da Guy de Chauliac nel XIV° secolo ed utilizzato per oltre 4 secoli. Più avanti, il Pellicano venne trasformato nella più piccola “Chiave Dentale”.

Ai primi del 1700, molti “dentisti” sono trafficanti ed imbroglioni che girano di paese in paese, accompagnati da banditori con trombette e tamburi, seguendo fiere, mercati e feste, spesso esibendosi su palchetti simili a quelli delle piccole compagnie
teatrali o addirittura condividendo il palcoscenico con queste: personaggi strani, che si autodefinivano maestri “dentisti”. Talvolta ricorrevano infatti a vere e proprie sceneggiate, simulando con finti pazienti (che erano infatti attori) finte cure ed estrazioni indolori,
utilizzando sangue di pollo per far credere di eseguire interventi cruentissimi, dai quali i pazienti uscivano prodigiosamente sorridenti ed in perfetta forma. Questi “dentisti” vendevano poi anche ogni sorta di intrugli e pozioni dai nomi misteriosi (Elisir della Mecca, Polvere Narcotica e Stupefacente, etc) promettendo miracolosi effetti sui dolori di denti ed anche su altre affezioni.

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Qualche “dentista” piu’ fortunato o affermato esercita la sua attivita’ in uno studio fisso. Lo “studio odontoiatrico” parigino ha un aspetto molto distinto: alla “reception” un servitore, spesso di colore, vestito d’oro e di rosso, ha le funzioni dell’odierna segretaria e accoglie i pazienti; in “sala di attesa” ci sono numerose vetrinette che contengono ogni sorta di “trofei”: denti estratti, crani umani e di varie specie di animali, gusci di tartaruga; c’e’ una curiosa e ricorrente presenza negli “studi odontoiatrici” di quel periodo: un coccodrillo impagliato pendeva spesso dal soffitto dello “studio”, come testimoniano molti dipinti e stampe dell’epoca.

Il “Dentista” italiano veste per lo piu’ una larga casacca decorata, che spesso e’ una sorta di vestaglia da camera; sotto alla casacca porta spesso delle abbondanti mutande alla greca: e’ uno strano e caratteristico abbigliamento (quasi una divisa), che solo verso la
fine del 1800 sara’ sostituito con una veste in tessuto alpaca nero o da un vero e proprio abito. Ilcamice e’ ancora lontano. La deontologia non vieta a questi “dentisti” di farsi pubblicita’ con targhe sui balconi o per mezzo dei giornali; con gran magnanimita’ e a proprie
spese utilizzano carrozze, ovviamente a cavalli, precorrendo taxi e mototaxi odierni, per accompagnare i pazienti a casa e in studio o per consegnare le protesi a domicilio.

Fabrici d’Acquapendente (1537-1619) si dedicò invece alla chirurgia maxillo-facciale realizzando addirittura degli otturatori per le fessurazioni congenite del palato, estraeva denti sovrannumerari ed eliminava punti di contatto prematuri con la lima.

Pochi anni dopo nel 1707 Bartolomeo Eustachi pubblicava il “Libellus de dentibus” nel quale si tentò per la prima volta una classificazione delle anomalie, distinguendole in dentarie, mascellari e alveolari.
Nel Settecento nasce in Francia l’odontoiatria scientifica: nel secolo dei lumi.

Nel 1723 il chirurgo francese Pierre Fauchard pubblicò “Il dentista chirurgo, un trattato sui denti”, definibile come il primo trattato scientifico su tale materia, in cui per primo descriveva un sistema complesso per prendersi cura e trattare i denti malati.
I suoi studi microscopici dimostrarono come inesistente quell’agente patogeno fino ad allora chiamato il “verme nei denti” e molte procedure tecnico operative per la conservativa e la protesi. In pedodonzia affermava falsa la convinzione popolare che i denti di
latte non avessero radici. Inoltre riteneva che non dovessero essere estratti i denti di latte se non in casi di assoluta necessità ed avvertiva: gli alveoli dei mascellari infantili sono deboli mentre le radici dei denti decidui sono a volte più stabili e solide di quanto
si creda, per cui estraendo un dente da latte si rischia di danneggiare l’alveolo e addirittura di strappare una parte insieme al dente, per non parlare del pericolo di danneggiare o distruggere il germe del permanente che sta al di sotto, inoltre ci sono a volte denti decidui che non cadono e non vengono rinnovati. Si deve quindi fare a meno di togliere i denti dei bambini il più a lungo possibile, a meno che non siano mobili.
Fauchard fu anche un ortodontista, anzi forse il primo di cui ci siano pervenute notizie certe anche se egli stesso racconta di aver appreso alcune tecniche ortodontiche da altri.

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Nel 1740 trovia Madamoiselle Calais, la prima dentista femmina; pero’ 15 anni piu’ tardi (1755) viene promulgata una legge che impedisce alle donne di esercitare la chirurgia e l’arte dentale; Madamoiselle Calais e Madamoiselle Henrieu, un’altra dentista, comunque continuano ad esercitare.

Nel 1743 A.Levet adopera il primo specchietto odontoiatrico endorale.

Nel 1746 C.Mouton, dentista del Re Luigi XV di Francia, pubblica il “Saggio di odontoiatria e discussione sui denti artificiali”, in cui si leggono opinioni sulle corone nella protesi fissa, sui denti a perno, in oro, sui trapianti e reimpianti dei denti naturali (siamo in piena avanguardia!). In questo saggio di odontoiatria, troviamo scritto: “di ricoprire i denti difettosi con una capsula d’oro che abbia sufficienti ritenzioni sulla superficie esterna (per consentire l’adesione di materiali estetici) e che aderisca perfettamente al dente sottostante in modo che non vi si infiltrino gli alimenti (il problema delle “chiusure” era gia’ sentito!). Lo smalto applicato alla superficie esterna di queste capsule deve avere lo stesso colore dei denti vicini (chissa’ se esisteva gia’ una scala colori?!)”: Mouton continua nel suo libro
scrivendo che i denti caduti in seguito a lussazione “possono essere reimpiantati” e che per le ricostruzioni protesiche vanno anche bene i denti di persone morte purche’ utilizzati subitamente prima che la sostanza ed i colori siano alterati” o i denti di animali come  quelli di bue che consentono un buon uso”.

Altro luminare dell’odontoiatria di quel periodo è certamente Robert Bunon che condusse una vera e propria crociata contro l’ignoranza e le false credenze dell’epoca. Tra le altre cose si occupò di prevenzione, igiene, e della fase di passaggio fra le due dentizioni, e parlando di denti decidui sosteneva la necessità di estrarre elementi troppo compromessi per non “infettare e guastare” i permanenti.

Bernard Bourdet dentista alla corte di Francia pubblicò nel 1757 un trattato nel quale si riprendeva quanto riportato da Fauchard migliorandolo ed ampliandolo, infatti preferì l’oro all’argento per la realizzazione delle strisce: “Per mettere i denti superiori nella loro posizione anteriore e per spostare indietro quelli inferiori vanno fatte due strisce semicircolari che circondano i denti dal secondo molare su un lato fino allo stesso dente sull’altro “.

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In Inghilterra il Professor John Hunter (1728-1793) anatomo patologo di fama, si occupò anche dell’ apparato stomatognatico ipotizzando tra l’altro nel suo trattato “The natural history of the human teeth” che la calcificazione del germe dentario fosse provocata dalla secrezione, da parte dell’organismo di liquidi particolari, simili, al tartaro.

Nel 1770 il farmacista francese A. Duchateau esegue i primi ponti in ceramica con l’aiuto e la collaborazione di un porcellaniere (Guerard) e di un dentista parigino (Dubois).

Nel 1788 il farmacista Duchateau ottiene un brevetto sulla fabbricazione di denti artificiali in ceramica.

Ma le atrocità non finirono: nel 1790, John Greenwood inventò la prima “motore per l’estrazione dentale” . Nello stesso anno venne inventata la prima sedia specificamente studiata per i dentisti.

C.F. Delabarre (1777-1862) intravide in questa scienza obiettivi e finalità ancora non considerate, infatti scrisse: “Se la sistemazione e la regolarità dei denti danno grazia alla fisionomia essi sono ancora più importanti dal punto di vista della salute. Quando c’è una simmetria dei due circoli dentali, essi cadono perfettamente l’uno sopra l’altro, e la masticazione viene facilmente eseguita”. Fu un attento osservatore e tentò una prima classificazione delle anomalie nonché delle cause che le originano. Introdusse una nuova terminologia che è rimasta ancor oggi ed in particolare i concetti di “overbite” “underbite” “edge-to-edge” e “cross-bite”.

Nel 1799 in Ungheria, alla Facolta’ di medicina di Budapest viene istituito il diploma di Arte Dentaria.

Nel 1841 J.M.Alexis Schange nella sua opera “Précis sur redressment des dents” distinse quattro tipi di irregolarità. Questo autore era contrario alla limatura degli elementi e all’estrazione degli elementi in quanto forniva uno spazio eccessivo in arcata, mentre si dichiarava favorevole all’ingrandimento dell’arcata. Proprio con tale finalità realizzò molti apparecchi, per esempio per riportare gli elementi protrusi nella giusta posizione utilizzò una legatura in seta, lino, oro o platino ancorandola ai molari dell’altra metà del mascellare. Utilizzava anche un arco esterno ausiliario agganciato o mediante legature o con viti di pressione. Per correggere la protrusione dentale soprattutto in pazienti giovani utilizzava una fascia elastica in gomma. Per curare “il mento sporgente”
utilizzava la mentoniera, già introdotta da Kniesel (1535). Ideò un dispositivo a vite per muovere contemporaneamente gli incisivi verso l’interno ed i canini verso l’esterno, ma tale apparecchio non diede risultati soddisfacenti. Uno dei suoi maggior meriti consistette nel comprendere la necessità dell’ ancoraggio posteriore ed infatti agganciava i suoi dispositivi ai molari posteriori con ganci in oro, inoltre a proposito della recidiva ortodontica scrisse: “E’ sbagliato ritenere che una volta riportati i denti in posizione normale, il trattamento sia terminato. Essi vanno mantenuti in quel posto per molto tempo dopo la cura, per acquistare stabilità, specie se questa cura è stata lunga.

Amos Westcott (1815-1873) fu inventore di molti dispositivi, alcuni dei quali per eccessiva complessità non ebbero molto successo ed anzi vennero duramente criticati da Angle. Volle lasciare per scritto dei consigli ai futuri ortodontisti affinchè seguendo la giusta metodologia potessero intraprendere giusti trattamenti ( e non vi è dubbio che le basi della moderna odontoiatria siano fissate ) :
1) Non iniziate mai a regolare i denti, finché non sono caduti tutti quelli da latte e i secondi sono al loro posto. Non intendo negare che si possono correggere delle irregolarità con opportune estrazioni o altro.
2) Quando si presenta un caso in cui l’operazione va iniziata, chiedetevi: sono consapevoli il paziente, genitore o tutore, dell’importanza di tale operazione, sì da affidarsi completamente a voi e in seguito ripagarvi per la vostra abilità? Se rispondete si ad ambedue le domande, iniziate pure, ma se siete incerto, specialmente sulla prima, lasciate perdere.
3) Se decidete di intraprendere l’ operazione, prendete i calchi di ambedue i mascellari, e dei due insieme, o impronta in articolazione; e prima di rivedere il paziente o preparare l’apparecchio, studiateli attentamente e arrivate ad una decisione definitiva prima di fare il primo passo sul paziente.
4) Stabilite il prezzo prima di iniziare; se potete, chiedete metà in anticipo (il che garantisce costanza e puntualità); chiedete un prezzo alto, cui mantenervi sia che si riveli perdita o guadagno. Non abbassate mai il prezzo perchè avete paura di non riuscire.
5) Prendete in considerazione la costituzione e la salute del paziente. Se è debole o in cattiva salute, confermate l’irregolarità e lasciate perdere.
6) Non scoraggiatevi mai per un fallimento”

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Thomas Bell (1792-1880) nella sua opera “The Anatomy, Physiology, and Diseases of the Teeth” distinse le irregolarità della dentatura dell’adulto in temporanee e permanenti, attribuì il loro instaurarsi a cause diverse, come la mancanza di simultaneità tra caduta dei decidui ed eruzione dei permanenti. Fu anche in grado di proporre criteri per una diagnosi differenziale fra i casi di pseudo-affollamento e quelli di vera e propria sproporzione dento-mascellare. Inoltre propose la sua versione modificata della “striscia” di Fauchard ed i “blocchi di avorio” di Fox sostituendoli con una “barra di bronzo” stampata secondo l’andamento della serie dei denti.

W. Imrie si preoccupò per primo di fare comprendere le cause delle malocclusioni ed i possibili rimedi ai genitori ed infatti intitolò la sua opera: “Parents dental guide”: …sono dovute alla mancanza di sviluppo dell’osso mascellare, all’abitudine di succhiarsi il pollice, all’insieme di modi artificiali di vita introdotti dalla civiltà: fatti questi tutti tendenti ad alterare lo sviluppo delle ossa.

Nel 1839: nasce il primo giornale interamente dedicato all’ Odontoiatria “The American Journal of Dental Science”.
Nel 1840 nacque a Baltimora il College of Dental Surgery, la prima scuola nel mondo fondata per dare un corso regolare e sistematico all’insegnamento della chirurgia dentistica. Nascevano i primi D.D.S. (Doctor of Dental Surgery) ovvero i primi odontoiatri.
Di questi anni anche l’invenzione della vulcanizzazione del caucciù che fornì l’ortodonzia di un nuovo materiale, insostituibile per elasticità e plasticità.
Ed è esattamente nel 1839 che per la prima volta si userà il termine Ortodonzia. Lefoulon ritenne opportuno battezzare questa scienza per dargli un identità descrivendone le potenzialità in questo modo: “Ne la volta palatina, ne tantomeno le
arcate dentarie sono immodificabili nelle loro misure come si è ritenuto per molto tempo….”.

Nel 1817 in Polonia troviamo la prima tesi ufficiale di Laurea su un argomento odontoiatrico.

Nel 1820 Maury inventa il portaimpronte. E’ di legno.

Nel 1828, il 21 febbraio, negli stati unito J.W. Harris fonda la prima scuola dentale a Bainbridge Ross Counti.

Nel 1829 T. Bell inventa una forma di leva da estrazione che diventa molto diffusa.

Nel 1838, sempre negli Stati Uniti, Lewis inventa un trapano a manovella.

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Nel 1840 Spooner pratica la tecnica della devitalizzazione con l’arsenico (anidride arseniosa).
J. Towes (Inghilterra) e J.M. Evrard (Francia), ex operai di una fabbrica di strumenti, fabbricano industrialmente le pinze da estrazione e ne favoriscono la diffusione.

Nel 1841 P.J. Lefoulon nel “Nouveau traitè theorique et practique sur l’art du dentiste” scrive :”L’esperienza quotidiana dimostra che i denti che all’inizio sono irregolari in misura minima, si raddrizzano spontaneamente, con l’allargarsi dell’arcata, spesso
sono tolti precipitosamente i caduchi, e spesso si cade nell’errore opposto di lasciarli fino a dopo che i permanenti sono comparsi…….
Un’altra causa è la pessima abitudine di succhiarsi il pollice; e anche la ripetuta azione della lingua nel pronunciare le consonanti linguali, in cui quell’organo batte contro i denti anteriori superiori e può spingerli in avanti. Ciò produce un’apertura anteriore
dell’arcata superiore. Questa deformità si riscontra spesso negli inglesi, e risulta dalla pronuncia frequente delle consonanti linguali ……..Riteniamo che i dentisti abbiano operato male nel compimento delle operazioni atte a sistemare i denti. Essi hanno ignorato che
l’espressione del volto dipende soprattutto dal modo in cui si attua la seconda dentizione. Quando a causa dell’ignoranza hanno permesso che i mascellari si affollassero di denti sovrapposti, che la volta del palato si espandesse a forma di cupola e che la dentatura
attivasse su se stessa una contrazione, sono loro i responsabili del conformarsi di quei mascellari allungati, e di quei volti appuntiti che sono così grotteschi e spiacevoli. Né questo è l’unico danno. Se la persona afflitta da contrazione dell’arco palatale, parla in
pubblico, la sua voce è indistinta, la pronuncia difficile”. Costruì apparecchiature innovative ed originali come un arco elastico in oro per espandere l’ arcata ed evitare così le estrazioni dei premolari alle quali ricorreva con prudenza. Per eliminare alcune semplici
irregolarità dentali nei bambini insegnava ad applicare una forza costante e ben diretta richiedendo la massima collaborazione al paziente.

Nel 1844 George Carabelli (1784-1852) nel suo trattato “Systematische Handbuch der Zahnheilkunde” propose una classificazione delle malocclusioni principalmente basata sul rapporto incisale e distinta in otto categorie. Il Carabelli si disse favorevole alla conservazione degli elementi decidui perchè riteneva che se il tempo intercorrente tra l’avulsione del deciduo e l’eruzione del permanente fosse stato troppo alto, l’osso sovrastante, impedisse l’eruzione dell’elemento. Costruì numerosi dispositivi ortodontici
piuttosto elaborati per la correzione delle malocclusioni.

Nel 1844, se per lenire il dolore dentale si erano sempre utilizzati rimedi naturali, come aglio, chiodi di garofano ed estratti di oppio, ecco che Horace Wells, dentista americano, inventa la prima anestesia, effettuata attraverso l’uso del protossido di azoto, meglio noto come gas esilarante.

Nel 1845, il 7 maggio Audibran fonda l’associazione dei Medici Dentisti di Parigi

Nel 1846: USA. Un altro dentista, W.T. Morton, sperimenta l’anestesia generale con l’etere solforico. L’uso dell’anestesia generale, nato nell’ambiente odontoiatrico, passa per la prima volta alla chirurgia generale

Nel 1847 Delabarre esegue la prima protesi totale .

Nel 1867 E. Dunn esegue una protesi totale interamente in porcellana.

Nel 1884 Koeller utilizza la cocaina per effettuare la prima efficace anestesia locale per infiltrazione e in Ungheria, compare la prima poltrona odontoiatrica alla Facolta’ di medicina, mentre negli Stati Uniti, l’anestesia generale muove i suoi primi passi partendo proprio dall’odontoiatria.

Nel 1890 appare il trapano elettrico, messo a punto da Williamson.

Nel 1895 Walkoff esegue la prima radiografia dentale, sfruttando la scoperta dei raggi X.
Ecco che arriva l’era moderna, in cui compaiono soluzioni tecnologiche avanzate per i problemi dentali:

Nel 1902 in Francia a Strasburgo, viene fondata la prima clinica dentale pediatrica

Nel 1903 l”invenzione della prima capsula di porcellana ad opera di Charles Land

Nel 1905, il primo anestetico realmente efficace inventato da Alfred Einhord

Vecchio Trapanoda Dentista e Accessori

Nel 1926 la lampada scialitica compare sui riuniti odontoiatrici.

Ovviamente le invenzioni non finiscono qui: abbiamo oggi trapani elettrici ultra accurati, impianti dentali, sbiancamento dei denti, sedativi locali e totali più efficaci, e molte altre tecniche che hanno reso la visita dal dentista molto meno da incubo rispetto a
secoli fa.

Merita un piccolo cenno la storia di Fra Orsenigo dell’Isola Tiberina, il dentista più famoso di Roma.
Tutta Roma con le guance gonfie per il mal di denti ricorreva alla pinza di Fra Orsenigo ai “Bonfratelli” dell’Isola Tiberina. Ma più che una pinza era una tenaglia fatta da quelle manone della potenza di una binda. “Apri la bocca!” E per incantamento dolore e dente spariti.
Passo passo la fila della via crucis cominciava da Monte Savello per arrivare sputazzante al Santuario del frate che s’apriva con una porta a vetri a fianco della chiesa davanti a quella che oggi è la trattoria della Sora Lella.

Ma chi era questa leggenda romana della carità ignorata dalla “cultura” capitolina senza una strada, una targa, questo cavadenti caro al popolo come una fotografia di famiglia?
Si chiama Giovanni Battista Orsenigo, è nato a Pusiano (Como) nel 1837, ha fatto la terza elementare ed è figlio di macellaio.
All’ordine si presenta con 39 libri e 12 ferri per denti. Prenderà poi l’abilitazione all’Università di Roma. Molti personaggi dell’epoca ricorrono alle sue tenaglie che in alcuni casi sono il pollice e l’indice. Sfilano i denti sconquassati di Giolitti, di Crispi, di
Ruggero Bonghi di Carducci quando era ospite dell’editore Angiolino Sommaruga in via Due Macelli, va al Quirinale al dolente richiamo della regal bocca della Regina Margherita, a Leone XIII senza che se ne accorga, porta via un molare. Così pure alla divina cantante
Adelina Patti.

Quando va in Vaticano per la piorrea di un Monsignore, Pio IX lo vuol conoscere; anche lui vorrebbe aver bisogno del suo tocco fatato ma, che peccato, i denti non ce l’ha più. Non chiedeva soldi ma, volentieri accettava oboli per i suoi poveri.
Calcolava di aver estirpato due milioni di denti che, conservava e mostrava compiaciuto in tre enormi casse. Racimolò un consistente capitale con il quale edificava in Nettuno un sanatorio per i poveri nel 1896, dove sarebbe morta Santa Maria Goretti. Lo trovarono
senza vita nella sua cella il 14 luglio 1904 all’età di 67 anni, con tutti e trentadue denti in bocca e in ottimo stato.

Oggi, un dentista (o odontoiatra) è un professionista sanitario che si occupa della diagnosi e della terapia delle malattie e anomalie congenite e acquisite dei denti, della bocca, delle mascelle e dei relativi tessuti, nonché della prevenzione e della riabilitazione
odontoiatriche. L’odontoiatra può prescrivere tutti i medicamenti necessari all’esercizio della sua professione.

Gli odontoiatri che si sono iscritti all’albo prima del 1980 sono laureati in Medicina e Chirurgia e successivamente specializzati in odontoiatria; da quando è stato istituito il corso di laurea in Odontoiatria e protesi dentaria, tale cursus studiorum non è più
possibile. Esistono anche laureati in Medicina e Chirurgia che, pur essendo privi di specializzazione, esercitano di diritto la professione odontoiatrica, in quanto nell’ordinamento precedente al 1980 era possibile sostenere semplicemente un esame per l’abilitazione
all’esercizio della professione di dentista. Il corso di laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria prevede un esame di stato finale ed una iscrizione all’albo degli Odontoiatri (Ordine dei medici Chirurghi e degli Odontoiatri) per poter esercitare la professione.

Vecchio Trapanoda Dentista e Accessori

Come si cura un dente cariato?
Per curare un dente cariato, il vostro dentista rimuoverà la parte di dente danneggiata dalla carie fino a trovare tessuto sano.

La cavità così ottenuta viene poi disinfettata e , il dente viene restaurato con materiale scelto in base alla posizione della cavità ottenuta, ad esigenze estetiche, masticatorie e di robustezza del restauro. In base ai criteri sopraelencati, il dente può essere
restaurato con un’otturazione, un’intarsio, una corona, una faccetta, etc.
Quando la carie è molto profonda, può essere necessario eseguire un trattamento più complesso (cura canalare) per salvare il dente, prima di procedere con un restauro.

Perchè curare la carie nella fase iniziale?
La carie dentale è un processo irreversibile ( solo carie microscopiche hanno qualche possibilità di rimineralizzarsi). Una volta individuata la carie, è preferibile curarla subito, anche se il dente non fa male: essa infatti progredisce danneggiando seriamente il
dente, a volte in maniera irreparabile. Curare un dente cariato ne migliora la funzionalità masticatoria ed estetica, ed è importante anche per evitare che la carie coinvolga i denti vicini.
Restaurare un dente cariato durante lo stadio iniziale, comporta un procedimento più semplice ed economico rispetto ad una cura canalare o ad altre procedure che possono rendersi necessarie quando la carie ha già seriamente danneggiato il dente.

La carie è un problema molto grave dei denti, dato che alla lunga potrebbe intaccarne la struttura di base. A seconda della gravità del problema bisogna intervenire in un dato modo. Per le piccole lesioni, ad esempio, basta applicare del fluoruro per incoraggiare, talvolta, la rimineralizzazione del dente. Per le lesioni più grandi, invece, la progressione della carie dentale può essere fermata solo con un trattamento specifico. L’obiettivo del trattamento è quello di preservare la struttura del denti e prevenire l’ulteriore  istruzione
dello stesso.

In generale, il trattamento precoce è meno doloroso e meno costoso rispetto al trattamento quando la carie è già in uno stato avanzato di decadimento ampia. A volte il dentista deve usare anche degli anestetici locali per alleviare o prevenire il dolore. Solitamente
viene usato un trapano da dentista per rimuovere delle grosse porzioni di materiale decaduto. Dopo che la parte in decadimento è stata rimossa, è necessario un restauro della parte di dente mancante, tale da garantire una sorta di ritorno del dente alla funzionalità e alla condizione estetica ottimale.

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I materiali da restauro comprendono l’amalgama dentale, la resina composita, la porcellana e l’oro. La resina composita e la porcellana solitamente sono dello stesso colore dei denti del paziente. Sono dunque dei composti utilizzati più frequentemente quando  l’estetica è una priorità. Restauri in composito non sono però duraturi come l’amalgama dentale e l’oro.

Quando il degrado è invece troppo ampio e la struttura dei denti non è abbastanza forte da essere salvata, si può pensare di mettere un materiale di riparazione direttamente all’interno del dente.

Se invece la carie è davvero troppo estesa , allora si può anche arrivare all’estrazione del dente stesso. In questo caso viene eseguita la rimozione se il dente è completamente perduto. Le estrazioni sono prese in considerazione anche se il dente stesso potrebbe probabilmente dare degli ulteriori problemi in futuro, come ad esempio può essere il caso dei denti del giudizio.

La poltrona del dentista non farà più paura: tra circa 5 anni le carie si potrebbero curare senza trapano con un getto di plasma, ossia con lampi di gas plasma freddo che, spruzzato nella carie, ripulisce da tutti i batteri patogeni ed elimina il tessuto infetto senza danneggiare il dente e senza intaccare lo smalto. Il gas plasma è lo stesso che viene utilizzato per sterilizzare gli strumenti chirurgici.

La sensazionale scoperta si deve ai ricercatori dell’Università Saarland di Amburgo, che hanno testato i lampi al plasma, in grado di ridurre di 10.000 volte la concentrazione di batteri sui denti, senza rovinare lo smalto e preservando la salute dei denti. Lo studio è
stato pubblicato sul Journal of Medical Microbiology.

Speriamo che facciano in fretta a testare la tecnologia al plasma e ad immetterla negli studi dentistici: sono certo che alla scomparsa del trapano aumenterà il numero di coloro che andranno dal dentista. Senza trapano passa la paura. O no?

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Un po’ di foto…..:
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  3. Complimenti per il trattato storico ,molto completo. Riscontro una sola imprecisione : il trapano in evidenza nella foto non è da dentista ,ma da odontotecnico, compreso il set di frese allegate, tipiche da laboratorio. Ciò nulla toglie al valore storico della storia della disciplina odontoiatrica qui ricostruita e ai cenni scientifici contenuti. Una seconda puntualizzazione riguarda la possibilità dei laureati in medicina di esercitare questa professione : in realtà la legge Andreotti del1980 (credo) istituendo il corso di laurea in odontoiatria ,concedeva la possibilità agli iscritti in medicina entro il 1984 e laureati entro il 1990 di iscriversi all’ordine degli odontoiatri (ancora oggi non completamente separato da quello dei medici).
    E se vogliamo aggiungere un cenno storico si può anche ricordare la creazione di soggetti equiparati a dentisti subito dopo l’unità d’Italia : odontotecnici esercitanti sotto gli austriaci e cui venne concesso questo privilegio dal Re, mai più ripetuto in seguito,se non abusivamente . Saluti

    Comment by Pier — 26 ottobre 2013 @ 16:22
  4. Sono contento che non ho vissuto in questi tempi. Grazie per l’articolo cikawy, di recente ho visto un infografica freddo circa i dentisti della storia: https://www.pinterest.com/pin/398498267007086852/

    Comment by Agnesse — 18 settembre 2015 @ 10:57

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