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Attrezzi

13 maggio 2010

Antica Zangola a manovella per la produzione del burro e breve storia

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Antica Zangola per produrre Burro

Qualche tempo fa, abbiamo parlato di una bilancia particolare….

Era una bilancia che serviva per determinare una delle qualità del burro….in quel caso quanta acqua conteneva il burro ( Vedi Post).

Così, mi è tornato in mente che tra la moltitudine di oggetti che ho, ( i miei ferri vecchi ), ho anche degli oggetti legati alla produzione del burro stesso.

In questo caso ho recuperato una coppia di antiche Zangole a monavella. Una è marchiata Husqvarna e l’altra Alexanderwerk.

Husqvarna è un marchio utilizzato da svariate fabbriche, tutte comunque collegate con la Husqvarna Vapenfabrik (Husqvarna fabbrica di armi), fondata nel 1689 per produrre moschetti destinato all’esercito svedese. Il logo Husqvarna è composto dalla rappresentazione schematica della sezione trasversale d’una canna di fucile sormontata dal mirino. Il nome deriva dal nome della città in cui venne fondata questa fabbrica, Huskvarna con una piccola variazione di scrittura. Esiste un piccolo museo aziendale nella città, vicino alle parti più vecchie della fabbrica.

Alexanderwerk AG, invece è stata fondata da Alexander von der Nahmer a Remscheid, in Germania nel 1885.
Nata come una fonderia di ferro con officine meccaniche per la produzione di macchine ed apparecchi per industrie, così come apparecchiature domestiche ed elettrodomestici. L’azienda si è poi sviluppata ed ebbe fama internazionale nonchè divenne marchio ricercato. Numerose le ricerche ingegneristiche concentrate sullo sviluppo e la fabbricazione di macchine speciali e attrezzature per l’industria chimica, farmaceutica e delle industrie connesse, nonché macchine alimentari.

Ma cos’è la Zangola ??

La zangola è un attrezzo che serve per la produzione del burro.

Detta anche Panègia (o in dialetto lombardo: penagia, penegia , in bergamasco penac o in veneto Pegna cun manoela ) , ne esistono di diverse capacità, dal litro alla decina di litri.

Antica Zangola aManovella per Produrre Burro

C’è quella più antica a stantuffo e quella rotatoria, introdotta più di recente ( in commercio oggi ci sono quelle elettriche).

Quella a stantuffo e un recipiente di legno di forma cilindrica o tronco-conica utilizzato per sbattere la panna e trasformarla in burro.
Consiste di un cilindro col fondo chiuso e un coperchio forato al centro; nel foro passa l’asta di uno stantuffo che reca all’estremità alta l’impugnatura per agitare e a quella bassa, nel cilindro, un disco di legno di diametro di poco inferiore a quello
interno del cilindro. Tutte le parti sono in legno. La panna viene versata nel cilindro che viene quindi chiuso col cilindro e lo stantuffo, dopodiché


si comincia a sbatterla agitando lo stantuffo ( in veneto menar la pegna , cioè muovere lo stantuffo della zangola e quindi produrre il burro ).
La conversione in burro richiede circa un paio d’ore di continua agitazione.

Le Zangole rotatorie, invece, sono costituite da un recipiente ( in dialetto Cagnassa ) e da delle pale che ruotano ( mosse generalmente da una manovella come in questo caso, o da altro come ad esempio mulini o cavalli ) o viceversa, ruota il recipiente mentre le pale
interne rimangono ferme.

Antica Zangola aManovella per Produrre Burro

Ormai soppiantata dal burro di produzione industriale, la zangola era diffusa nelle cascine agricole dell’Italia settentrionale fino alla metà del XX secolo.

Ma come si fa il burro ??

Potremmo dire che il burro è il grasso del latte concentrato poiché servono circa 23-25 litri di latte per fare un Kg di
burro
.
Il progresso della tecnica, in particolare per quanto riguarda l’igiene, la rapidità e l’affidabilità della produzione, non hanno modificato particolarmente le grandi fasi della produzione del burro.

Il burro è un’emulsione di minuscole goccioline d’acqua disperse in un grasso. Queste goccioline vengono tenute in sospensione dalle sostanze emulsionanti naturalmente presenti nel latte, che cercano di impedire che acqua e grassi si separino. Contengono principalmente proteine, prevalentemente caseina, e lattosio, lo zucchero del latte. In base al Reg. UE 2991/94 il burro deve contenere almeno l’80% di grassi e al massimo il 16% di acqua. Il burro in vendita in Italia tipicamente ha l’82% di grassi.

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In realtà il burro è un’emulsione un po’ complicata poiché, come vedremo, nella fase grassa liquida sono disciolti oltre alle gocce d’acqua anche cristalli di grasso, globuli di grasso e anche bollicine d’aria.

La preparazione del burro è probabilmente uno dei metodi più antichi di conservare i grassi del latte inventati dall’uomo e il burro accompagna i popoli allevatori del mondo da più tempo di quanto si possa pensare. Visto che capre e pecore sono state addomesticate molto prima delle vacche, è probabile che il primo burro fosse prodotto originariamente con quel tipo di latte.

Si hanno notizie di burrificazione, per usi alimentari, cosmetici, cerimoniali e medici, in Asia anche 2000 anni prima dell’era Cristiana.
La più antica traccia “scritta” risale a 4500 anni fa: la sua produzione è incisa in una placca di calcare risalente all’epoca sumerica conservata nel museo di Bagdad. La scena descrive la mungitura delle vacche da parte dei lavoranti in un grande possedimento e la produzione del burro in una “zangola” primitiva che non è altro che una grande giara contenente del latte e che si fa rotolare a destra e sinistra.

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Sappiamo che gli Arii che si stabilirono in India 3300 anni fa svilupparono, oltre alla scrittura sanscrita, la tecnica della chiarificazione del burro per conservarlo, pratica utilizzata ancora oggi dai nomadi del Sahara.

Solo due cività sono un’eccezione: la Grecia antica e poi Roma, che non utilizavano il burro attribuendolo ai “Barbari”, intesi come tutti quei popoli “non civilizzati” che li circondavano! L’influenza della cultura romana potrebbe non essere estranea al fatto che il burro sia stato considerato “il grasso dei poveri” fino alla fine del Medio Evo, epoca nella quale comincia a essere ricercato per le tavole dell’élite. Del burro parla Plinio il Vecchio, nella sua “naturalis historia”, citandolo come “alimento raffinato dei popoli barbari”, e il suo consumo distingue i ricchi dai poveri in quelle popolazioni. Curiosamente, anche nell’Italia del primo novecento uno dei mercati importanti del burro fu il sud d’Italia. Il burro, prodotto al nord, veniva consumato al sud dalle famiglie benestanti che desideravano distinguersi dai meno abbienti, consumatori di olio d’oliva prodotto in quelle zone.

Nel medioevo la chiesa proibì, durante i periodi di digiuno e in Quaresima, di consumare burro e altri alimenti di origine animale. Nei paesi del sud Europa questo non era un grosso problema, perché comunque utilizzavano l’olio. Nel nord Europa invece il burro era di
uso comune in cucina. Durante la quaresima i commercianti dal sud Europa vendevano olio al nord. Olio, a quanto pare, di bassa qualità.
Nel tardo medioevo divenne possibile comperare dalla chiesa delle lettere di indulgenza, per ottenere delle dispense e poter quindi consumare il burro anche durante i periodi proibiti. Una delle torri della cattedrale di Rouen è chiamata “la torre del burro” perché fu
costruita con i soldi ricavati dalla vendita di tali dispense durante la quaresima e in un discorso ai nobili tedeschi del 1520, Martin Lutero, padre spirituale della riforma protestante, si scaglia contro questo mercimonio, incitando i nobili a riformare la chiesa, e prende
il burro come esempio.

Dal Rinascimento in poi, il burro è stato molto apprezzato dai “buongustai” e, nel 1590, una libbra di burro bretone salato viene pagato uno scudo… Il pezzo di burro allora veniva incartato in foglie fresche. Veniva ricoperto d’acqua salata e conservato in ciotole di gres. Parigi, la capitale reale, conosce un possedimento famoso a un tiro di schioppo dalle sue prime case: il villaggio di Vanves. “Burro fresco, buono per il merluzzo!” si sente gridare per le strade.

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Oltre a Normadia e Bretagna, altri territori diventano poco a poco famosi come buoni produttori: l’est e le zone di montagna. Nel 1880, in seguito alle devastazioni delle vigne a causa della fillossera, molti pascoli si modificano in terre viticole
Poitou-Charentes. Nascono dei grandi vigneti: l’Echiré, il Surgères, il Saint-Varent…

In Francia, è solo negli anni 60 che la produzione industriale si estende, marginalizzando la produzione nelle fattorie. Zangole in legno e stampi per il burro sono relegati nei musei con la comparsa del buttirato, che permette la produzione continua di burro.

Oggi la Francia è il primo produttore europeo di burro (con 448.000 tonnellate nel 1999 – 25% della produzione dell’Unione Europea – 7% della produzione mondiale ), proprio davanti alla Germania e molto più avanti rispetto ai paesi lattieri del Nord: Iralanda, Gran Bretagna e Paesi Bassi. Con 8,3 chili per abitante all’anno, i francesi sono i consumatori più golosi di burro al mondo. Condividono questo privilegio con i loro fratelli degli anticpodi, i neozelandesi (8,1 kg). Mentre gli spagnoli, i brasiliani e i giapponesi quasi lo
ignorano, con meno di un chilo per abitante l’anno! I grassi del burro sono per circa il 98% dei trigliceridi, con piccolo percentuali di digliceridi e monogliceridi.

Nel latte, e quindi nel burro, si possono trovare fino a 500 grassi diversi. I componenti principali sono l’acido palmitico e quello oleico che insieme rappresentano circa il 50% dei grassi. La percentuale di grassi saturi (rispetto ai grassi totali) è del 70%.
Questo è un valore medio perche’ la composizione del burro varia moltissimo con la stagione e con il tipo di alimentazione delle vacche.

Il colore del burro può andare dal bianco al giallo, e dipende principalmente dall’alimentazione delle vacche. Più caroteni le vacche assumono con l’alimentazione, più il burro risulterà colorato. E’ chiaro quindi che il burro prodotto d’inverno avrà un colore diverso
del burro prodotto d’estate. Può anche essere colorato artificialmente con dei caroteni.

Il burro, come il latte, è una fonte importante di Vitamina A, ancora una volta con variazioni tra estate e inverno.

La scrematura
Il burro si prepara dalla crema di latte, detta anche panna, materia grassa di densità inferiore, che le permette di salire in superficie quando il latte riposa.
Tradizionalmente la crema veniva separata dal latte per affioramento, lasciando cioè alla panna, più grassa del latte e quindi meno densa, il tempo necessario per affiorare.
La “scematura” consiste quindi nella raccolta della crema, un’operazione lenta e discontinua. I contadini lasciavano riposare il latte tutta la notte. Al mattino prelevavano la crema con un cucchiaio di legno e la versavano nella zangola. Nelle latterie si raccoglieva il latte da vari allevamenti, e poteva passare del tempo prima che la panna venisse separata. Durante questo intervallo alcuni batteri entravano in azione, convertendo il lattosio in acido lattico, inacidendo la panna e creando anche alcune molecole
aromatiche che ancora oggi associamo con l’aroma del burro.

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Dal 1878 la scrematura-centrifugazione ha rimpiazzato il tempo del riposo. Oggi, il latte alimenta questa macchina di continuo. La forza centrifuga separa gli elementi più pesanti da quelli più leggeri che si radunano al centro formando la crema. A seconda che la si prelevi più o meno vicino all’asse di rotazione, la crema ottenuta è più o meno ricca di materia grassa.Oggi giorno quindi, quasi ovunque, la crema viene separata per centrifugazione, processo molto più veloce, efficace, e che, se il latte di partenza è di alta qualità, permette di ottenere burro di qualità altrettanto elevata.

Per ridurre la proliferazione di microorganismi, anche patogeni, il latte, dalla mungitura sino alla separazione della crema, dovrebbe essere mantenuto a temperature molto basse. La crema risultante non dovrebbe essere troppo acida, né essere rancida od ossidata. La panna ottenuta per centrifugazione è più ricca di grassi, grazie alla maggiore efficienza del processo e, grazie alla rapidità di separazione, non è inacidita. Viene chiamata crema dolce e contiene circa il 36%-44% di grassi.

La pastorizzazione
Fase relativamente recente, dato che ha un secolo. Dopo la separazione la crema viene di solito pastorizzata, riscaldata cioè per un certo periodo di tempo sufficiente a distruggere gli eventuali batteri patogeni e ridurre in generale il numero di microorganismi. Questi, se lasciati moltiplicare, possono produrre sostanze che introdurrebbero difetti organolettici nel prodotto finale. La pastorizzazione ha anche lo scopo di disattivare gli enzimi naturalmente presenti come la lipasi, che porterebbero all’irrancidimento dei grassi, di eliminare parzialmente degli odori indesiderati e di liquefare i globuli di grasso. Più è alta la temperatura di pastorizzazione meno il tempo necessario per uccidere i batteri. La pastorizzazione viene effettuata a varie combinazioni di temperatura/tempo: ad esempio a 85 °C per 15 secondi. Il trattamento UHT sterilizza la panna a 135 °C per almeno un secondo. Questo permette una lunga vita del latte o della panna sugli scaffali di vendita, ma purtroppo ne altera anche il sapore.

E’ ormai molto raro trovare del burro preparato a partire da panna non pastorizzata, a causa delle norme igieniche imposte nella produzione moderna. Tuttavia, lavorando in particolari condizioni e prestando molta attenzione al processo produttivo, è possibile produrre burro senza pastorizzare la crema. L’aroma e il gusto di questo prodotto sono diversi da quello pastorizzato, ma ormai è divenuto una rarità sul mercato, in Italia, visto che il basso consumo di burro crudo non giustifica il prezzo maggiore. Se però fate un giro in qualche malga di montagna dove ancora si produce il burro crudo, provate ad assaggiarlo. Non essendo stato pastorizzato ha ovviamente una durata inferiore al burro a cui siamo abituati.

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La fermentazione
Questo lavoro era faticoso e alcuni contadini astuti avevano inventato la zangola a asse orizzontale munita di manovella.
Una volta processo naturale, oggi viene diretta. Il suo scopo è di favorire lo sviluppo migliore all’aroma del burro, grazie alla formazione di diacetile. Si insemina la crema con una lievito di fermanti lattici provenienti da creme o burro selezionati per il loro sapore.

Negli USA e in Gran Bretagna solitamente il burro è preparato dalla crema dolce. Viene salato successivamente sia per compensare la mancanza di sapore che per aiutare la conservazione.
Ecco perché in molte ricette americane di pasticceria si specifica “unsalted butter” (burro non salato). In gran parte dell’Europa continentale invece, Francia e Italia comprese, per tradizione siamo abituati ad un burro più acido e più aromatico, prodotto dalla crema fermentata. Il burro ha un gusto più intenso perché i batteri Lactococcus lactis subsp. cremoris durante la fermentazione producono, oltre all’acido lattico, anche molecole dal caratteristico aroma “burroso”. La salatura non è necessaria perché la maggiore acidità aiuta la conservazione. Questo burro si avvicina maggiormente al burro “preindustriale”, dove la fermentazione batterica era naturale.

Poiché la crema è stata pastorizzata uccidendo i microorganismi utili alla fermentazione, è necessario introdurre una coltura di batteri appositi per permettere la formazione delle molecole che forniscono l’aroma. Detto in parole povere, il burro a cui siamo abituati è un poco rancido e acido. Questi batteri possono essere ad esempio il Lactococcus lactic ssp. diacetilactis che produce una molecola che normalmente associamo all’aroma del burro fresco. Il Lactococcus lactis subsp. lactis invece viene aggiunto per produrre l’acido
lattico che acidificherà la crema. Dosando in questo modo i batteri, i tempi e le temperature, è possibile preparare il burro della migliore qualità.

La maturazione
Dopo la separazione e la fermentazione, la crema viene raffreddata tra i 7 e i 15 °C per permettere la cristallizzazione di parte del grasso. La velocità con cui avviene il raffreddamento è molto importante ai fini della consistenza finale del burro. Se il raffreddamento è molto veloce, si formeranno moltissimi cristalli di piccole dimensioni. Se invece ilo raffreddamento è lento si formeranno meno cristalli ma più grossi. I cristalli legano il grasso liquido sulla loro superficie, quindi se se sono presenti molti cristalli piccoli, avranno una maggiore superficie disponibile per “legare” il grasso liquido, e quindi il burro risulterà più duro.

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La zangolatura o la burrificazione non è altro che una violenta battitura meccanica, che ha lo scopo di rompere la membrana dei globuli di grasso liberandone il contenuto.
La panna è un’emulsione di olio in acqua. Il grasso è sotto forma di globuli: “palline” di diametro di qualche millesimo di millimetro.
Ogni globulo è circondato da una membrana di proteine, fosfolipidi, trigliceridi e colesterolo. La membrana ha il duplice scopo di mantenere il grasso in soluzione, attraverso le proprietà emulsionanti dei fosfolipidi, e di proteggere la degradazione dei grassi dagli
enzimi.
L’agitazione meccanica rompe la superficie di questi globuli, liberando i grassi all’interno. Siccome i grassi non amano molto stare in acqua, si aggregano via via ad altre molecole di grasso, che si separa dalla fase acquosa: si dice che l’emulsione viene invertita
perché si passa da una emulsione di olio in acqua (spesso indicata con o/w: oil/water) ad una emulsione di acqua in olio (w/o).
Questa agitazione energica della crema fa scontrare tra loro i globuli della material grassa e la soda, liberando un liquido ricco di proteine e di lattosio: il siero o latticello.

La temperatura di zangolatura può variare da 7 °C a 13 °C. É importante che la temperatura non sia troppo alta perché la presenza di cristalli di grasso aiuta la rottura della membrana dei globuli. I cristalli sbattono contro i globuli danneggiando la membrana e
liberando il grasso liquido. Se la temperatura è troppo elevata, o se rimane troppo grasso liquido, il burro avrà una consistenza molle e trasuderà goccioline di grasso liquido.
La parte acquosa liquida, il latticello, viene separata e il burro lavorato per raggiungere la consistenza desiderata. In alcuni metodi di lavorazione la coltura batterica viene inoculata a questo punto, invece che nella crema, per risparmiare sui costi.

Il lavaggio
Il lavaggio permette di eliminare i residui di latticello e il gusto acido della crema.

L’impastatura
L’impastatura consiste nel trasformare i grani di burro in una pasta omogenea, ed è in questa fase che viene effettuata la salatura (solo per il leggermente salato). La dose è del 2 %.
L’impastatura in una zangola tradizionale permette una migliore ripartizione dell’acqua.

Antica Zangola aManovella per Produrre Burro

Oggi la stagionatura della crema, contemporaneamente biologica (acidificazione e aromatizzazione) e fisica (cristallizzazione della materia grassa), è stata quasi del tutto abbandonata.

E la produzione di burro a partire dalla crema non rappresenta che circa il 10% della produzione nazionale.

Nella produzione moderna, dopo la zangolatura, i grani di burro vengono lavati con acqua di fonte, poi impastati con una nuova agitazione che perfeziona l’amalgamento e ripartisce uniformemente l’acqua necessaria alla massa del burro.
Oggi, le burrificazioni continue formano i grani di burro in meno di un secondo; il latticello viene evacquato automaticamente, i grani di burro vengono lavati e impastati e il nastro di burro ininterrotto viene immediatamente tagliato e impacchettato.

Da un punto di vista alimentare i grassi sono di origine animale (burro, strutto, lardo, sego ecc) o vegetale (olio di oliva, di semi, margarina).
I grassi sono importanti per l’alimentazione umana, per il loro apporto di calorie e vitamine. Tra quelli di origine animale il più “nobile” è il burro perché ha il pregio di contenere vitamina D necessaria per lo sviluppo dei denti e delle ossa e della vitamina A
che favorisce la crescita e difende dalle infezioni. Per questo è indicato nell’alimentazione dei bambini.
Se crudo è più digeribile.

Possiamo farci il burro in casa ???

Non è complicato da realizzare in casa. Occorre solo del buon latte fresco e molta attenzione nel seguire il procedimento. Naturalmente, come tutti i prodotti fatti in casa, è privo di conservanti e quindi facilmente deperibile, per cui c’è bisogno di grande cura nella
conservazione. Può essere aromatizzato in vari modi, e accompagnare in maniera originale e sofisticata le varie portate.

Antica Zangola aManovella per Produrre Burro

Per fare il burro ci vuole un buon latte intero, fresco, appena munto e quindi non sottoposto ad alcun trattamento o manipolazione.
Si lascia riposare in un recipiente coperto in ambiente fresco per 24 ore, poi si esegue la scrematura, togliendo con un cucchiaio la panna che si sarà formata in superficie.
La panna così raccolta va messa in un contenitore di vetro a chiusura ermetica.
Per circa mezz’ora si deve agitare il recipiente, e si vedrà, alla fine che il latticello si sarà diviso dal burro.
Si filtra attraverso una garza, e si elimina il latticello. Con le mani, si lavora il burro e gli si dà la forma voluta, magari con uno stampo.
Il latticello rimasto può essere utilizzato come bibita dissetante, con blando effetto lassativo, o come base per minestre.
Si può ottenere il burro anche partendo dalla panna liquida fresca del supermercato.

Come già detto, essendo privo di conservanti, è facilmente deperibile.
Quindi per la conservazione a freddo: va messo in un contenitore profondo e stretto e compresso con un cucchiaio bagnato, dopodiché si capovolge il contenitore e va scolata l’acqua rimasta. Si avvolge strettamente in carta forno e si conserva in frigo. Mentre per la
conservazione a caldo: si mette il burro in una pentola d’acciaio ben asciutta, su fiamma vivace e si fa fondere. Aspettare che dopo aver prodotto schiuma risulti limpido omogeneo e di colore giallo oro. A questo punto si elimina la schiuma e si fa intiepidire. Si filtra e si versa in appositi contenitori di coccio o stampini, si copre con carta oleata e si mette in frigo.

Interessante sapere che in Irlanda, a Cork, c’è un museo dedicato al burro : ” The Cork Butter Museum”

….se qualcuno magari si trovasse passare da quelle parti…..

Antica Zangola aManovella per Produrre Burro

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  1. Volevo chiederle la cortesia se poteva inviarmi il testo (ora “bloccato”) relativo all’uso della zangola e a come si fa e faceva il burro per poterlo inserire in alcuni fascicoli per la scuola elementare Scuri di Bergamo con cui stiamo facendo un lungo lavoro di recupero dei vecchi usi e costumi dei nonni. Ovviamente riporteremo la fonte. Grazie di cuore
    Simone

    Comment by simone paganoni — 23 ottobre 2011 @ 14:05
  2. il 18 gennaio 2012 parto con altri 3 colleghi per io Kenia, Nairobi periferia dove la nostra associazione Laltracittànelmondo di Grosseto appoggia alcuni progetti di istruzione, microcredito e alimentazione, uno di questi progetti è appunto la lavorazione del latte fino ad ottenere un prodotto finale simile al burro quasi privo di batteri per una buona conservazione e altamente proteico; sono state già acquistate le mucche e mi serve una zangola, quindi o la costruisco da buon artigiano che sono o la recupero e la restauro.
    Mi potete aiutare ?

    Grazie cmq

    Ciao Daniele

    Comment by Daniele Paoletti — 27 novembre 2011 @ 19:56
  3. […] consiglio, a proposito di burro di visitare questo sito, è davvero […]

    Pingback by Panettone di castagne: quando “la festa” era “festa” davvero…anche con poco… « Accantoalcamino's Blog — 9 dicembre 2011 @ 10:55
  4. SCUSA SE MI PERMETTO DI CORREGGERTI,
    NON SI TRATTA DI ZAGOLA PER BURRO MA MACCHINA PER PRODURRE IL GELATO , FUNZIONAVA METTENDO GLI INGREDIENTI PER IL GELATO NEL CONTENITORE DI METALLO, MENTRE TRA IL CONTENITORE DI METALLO E IL SECCHIO DI LEGNO SI RIEMPIVA DI GHIACCIO, SI CHIUDEVA IL TUTTO E SI MENAVA X CIRCA 2 ORE,
    DOPO DI CHE IL GELATO PRODOTTO DOVEVA RISULTARE BUONISSIMO VISTO LO SFORZO PRODOTTO .
    SE SEI INTERESSATO ALLA COSA TI POSSO MANDARE COPIA DEL RICETTARIO ORIGINALE

    CIAO EMANUELE

    Comment by EMANUELE — 10 gennaio 2012 @ 19:33
  5. dispongo di una zangola per burro , da vendere grazie.

    Comment by federico — 23 gennaio 2012 @ 20:53
  6. buon giorno, sono un maestro di gelateria e volevo rendervi noto che l’ oggetto che voi raccontate nella foto non serve per la produzione del burro, ma bensì per la produzione del gelato artigianale. lo stesso oggetto per l’ azione agitante che crea sulla miscela puo creare il burro, ma se nota la doppia vasca ha un senso…quale?…contenere la miscela di acqua e ghiaccio che serviranno a far gelare la miscela all’interno del cilindro in latta, ho circa 40 macchine come le sue mi piaccio e le colleziono, se un giorno le volesse vendere mi puo tranquillamente contattare.
    grazie arrivederci

    Comment by jonny — 23 luglio 2013 @ 14:52
  7. vi lascio la mia mail in caso abbiate oggetti riguardanti il gelato da vendere o scambiare, litleteo80@libero.it

    Comment by jonny — 23 luglio 2013 @ 14:55
  8. come agricoltore . prendiamo il latte crudo appena munto in un recipiente normalmente di terra cotta . si lascia riposare per 24 ore anche di più dopo di che si trova la panna sul superfici perché leggera e un strato spesso quasi o di più di 15 mm .E dura come il pasto per la pizza , e il latte rimato duro come il yogurt . nel quale si fa il formaggio mettendo in forno caldo a temperatura varia da 40° a 50° e e si lascia raffreddare a mano mano x 12 ore . invece per il burro della panna ricavata basta girare con la mano nel contenitore tra 10 o 15 minuti hai un burro duro e si forma come il pane .
    ma nel caso se il latte di BUFALO IL SUA LATTE E IL SUA BURRO E BIANCO COME LE FIOCCHE di neve e da più panna e burro meno latte .ne caso della Mucca il latte e la panna , burro e di colore giallo astro . e da più latte e meno burro e panna io da 54 anni facci colazione di 1/2 di latte e pane dentro .

    e per conservare il burro mettiamo tante sale sopra se non vendiamo tutto . e poi viene bruciato in un grosso pentolone per circa 2&3 ore fai bollire molto cosi otteniamo burro cristallizzato e come granelli di sabbia una volta raffreddato e questa se conserva in eterno a temperatura senza conservante nella cucina . note sono un EGIZIANO GRAZIE

    Comment by Gamal — 23 novembre 2013 @ 03:10
  9. possiedo una macchina simile come nuova ,come posso fare per venderla. Grazie

    Comment by salvatore — 20 marzo 2014 @ 16:39
  10. Salve sarei interessato a comprare la sua macchina antica per il gelato , prezzo ??
    È ancora disponibile ??

    Comment by Giuseppe — 30 marzo 2017 @ 17:13

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