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Bachelite,Non So !

19 ottobre 2010

Estintore o Contenitore in bachelite ? I miei “non so” ….

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Vecchio Estintore in Bachelite

Girando per i vari mercatini, ho acquistato o scambiato un po’ di tutto….

Cose di valore e non….

Oggetti che mi piacevano, mi interessavano o mi incuriosivano….

Come già detto di molti so tutto ( o quasi !!! )….

Ma di altri so molto poco o proprio non so nulla….

Come in questo caso…. Chi me l’ha venduto ha detto che si tratta di un vecchio estintore ( e sull’etichetta sembrerebbe leggersi proprio così )…..
Ma la cosa mi lascia un po perplesso….
E’ fatto tutto in bachelite ( ed è il motivo per cui l’ho acquistato )…Ma come estintore sarebbe incompleto ….

Vecchio Estintore in Bachelite

Forse qualcuno di voi magari ha già visto qualche oggetto del genere e magari mi può aiutare….

Per questo motivo ho deciso di creare una categoria “Non So !” dove archivierò tutti quegli oggetti di cui so praticamente nulla…e spero nella vostra collaborazione…

Della bachelite abbiamo già parlato ( Vedi Post Precedente ) …ma riassumo brevemente :

 Nel 1907 si scopre la resina fenolica, derivante da fenolo, ottenuto da catrame di carbon fossile, e formaldeide:  la prima plastica completamente sintetica, il primo polimero termoindurente che supera le plastiche naturali precedenti.

Vecchio Estintore in Bachelite

Leo H. Baekeland iniziò nel 1905 le ricerche sperimentali sulla condensazione di fenolo e formaldeide, e dichiarò pubblicamente circa due anni dopo due brevetti per la produzione industriale della resina fenolica.
Riconobbe anche che questo nuovo materiale, primo esempio nel suo genere, conservava, con l’aggiunta di segatura di legno o asbesto, la resistenza agli urti, prestazione necessaria per essere una plastica  polivalente.

Vecchio Estintore in Bachelite

Comunemente chiamata “Bachelite” la resina fenolica ebbe successo a livello mondiale, poiché le sue  proprietà erano per quei tempi decisamente notevoli:
– l’elevato isolamento elettrico ha consentito l’impiego di questo materiale nell’ambiziosa industria elettrica
– come materiale da stampaggio consentiva la produzione di un numero di pezzi in serie elevato.
elevata resistenza al calore
–  i materiali di base (fenolo e formaldeide) erano reperibili in grandi quantità.

Il successo di questa plastica, chiamata anche ‘Fonoloplastica’ si ebbe nel periodo tra le due guerre. In poco tempo venne prodotta una enorme quantità di pezzi, in molti settori produttivi. Si andava da oggetti per la casa e la cucina fino agli apparecchi telefonici, a decorazioni e accessori per la moda, fino a componenti di strumentazioni per l’aeronautica e per le telecomunicazioni. Il più grande ambito di applicazione della resina fenolica è stato soprattutto nell’industria elettrotecnica: prese di corrente, spine, interruttori della luce, isolanti per cavi elettrici, bobine, etc. ( di cui ho una discreta collezione !! )
L’industria automobilistica impiega la bachelite nei motori come materiale per resistere a alte temperature, ai gas, agli oli e alla polvere.  

Vecchio Estintore in Bachelite

Negli anni ’30 negli Stati Uniti in ogni abitazione c’era già un apparecchio radiofonico.  In Germania comparve l’apparecchio radio a prezzo economico, una radio con la cassa in bachelite (furono vendute in otto ore 100.000 radio!).
Radio e altoparlanti sono diventati oggetto di produzione di massa. Nell’ambito del design, grazie al materiale malleabile, è stato possibile creare forme nuove per l’epoca.

Le resine fenoliche attualmente sono pian piano scomparse dagli usi quotidiani, tuttavia viene utilizzata ancora oggi per applicazioni tecniche: sempre nell’industria elettrica per i gruppi conduttori, per elementi costruttivi, che devono staticamente sopportare alte temperature e elevati carichi meccanici, per esempio le guarnizioni dei freni o come legante con proprietà di resistenza la fuoco per la masonite e resina espansa.

Vecchio Estintore in Bachelite

Bakelit® und Bakelite® sono i marchi depositati dalla ditta Bakelite AG, fondata in Germania nel 1910.
Leo H. Baekeland, nacque il 14-11-1863 a Gent in Belgio dove studio, ma decise che il suo futuro stava negli Stati Uniti d’America. Per molti anni si interessò di fotografia e sviluppò molti esperimenti con sostanze chimiche per la fotografia, per cui arrivò ad inventare la carta fotografica Velox, grande innovazione nel mondo della fotografia popolare e decise di vendere il brevetto per una ingente somma di denaro alla Kodak Eastman.
Si assicurò in questo modo una stabilità economica, per poter intraprendere ricerche su temi che da sempre lo avevano maggiormente attratto: la formazione di prodotti di resina dalla reazione chimica di due sostanze artificiali comuni, il fenolo e la formaldeide.
Baekeland chiamò questa nuova resina di sintesi ‘bachelite’ e la definì come il ‘materiale dai mille usi’. Con il marchio Bakelite, egli fondò nel 1910 la General Bakelite Company negli USA.
Quando Baekeland morì nel 1944, I suoi prodotti erano in uso in ogni campo industriale e il suo lavoro di una vita per la ricerca venne riconosciuto da molte autorità scientifiche e accademiche in tutto il mondo. Per molti è considerato il padre dell’industria plastica.

Vecchio Estintore in Bachelite

Resto ora in attesa di qualcuno di voi che mi possa dare qualche informazione riguardo questo strano estintore….

Un po’ di foto…..:
.

Sugli estintori che dire ??

Il fuoco è sempre stato considerato un potenziale nemico, e fin dall’antichità i nostri avi hanno lavorato per la riduzione dei rischi di incendio e per la realizzazione di mezzi di estinzione. L’estintore è comunque un prodotto piuttosto recente, la cui invenzione risale al 1816 (George William Manby), ma la sua diffusione è assai più recente, a partire dagli anni 30 del XX secolo.

In precedenza, esistevano sistemi portatili di estinzione di piccole dimensioni, costituiti in pratica da pompe a mano in grado di inviare a distanza getti d’acqua, ma si trattava di mezzi di scarsa efficacia, in quanto la potenza erogata da un uomo adulto, non consentiva un uso efficace dell’unico agente disponibile, appunto l’acqua.

Lo sviluppo di agenti estinguenti diversi, e la realizzazione di serbatoi leggeri e resistenti a pressioni elevate, che consentivano appunto il lancio dell’agente estinguente a grande distanza mediante gas compressi hanno permesso la realizzazione degli estintori come li conosciamo oggi.

Un estintore è in genere costituito dai seguenti componenti:
Uno o più serbatoi, atti a contenere l’agente estinguente, il propellente o ambedue;
Una valvola, atta ad intercettare e/o regolare il flusso dell’agente estinguente;
Una manichetta, ossia un tubo flessibile che consente il facile indirizzamento dell’agente estinguente nelle direzioni opportune (questa può mancare negli estintori di piccola taglia, fino a 3 kg);
Un agente estinguente che, spruzzato o sparso o comunque posto a contatto del fuoco, interagisce con questo spegnendolo o limitandolo;
Un propellente, gas atto all’espulsione dell’agente estinguente

Gli estintori sono strumenti impiegati come primo intervento su di un principio di incendio ( e non per spegnere un incendio vero e proprio…) .
Si dividono in portatili e carrellati e vengono classificati a seconda del tipo di incendio sul quale intervenire e alle dimensioni.

Possono essere :
Ad acqua – Ormai in disuso
A schiuma – Liquidi infiammabili
A idrocarburi alogenati – Motori e macchinari
A polvere – Liquidi infiammabili ed apparecchiature elettriche
Ad anidride carbonica (CO2) – Quadri elettrici

Nella pratica comune :
L’acqua, tipico agente per raffreddamento che però, vaporizzando grazie al calore fornito dalla combustione, cambia di stato fisico in vapore, che ha una certa azione di soffocamento; recentemente sono stati realizzati estintori a nebbia, sostanzialmente degli spruzzatori di gocce estremamente sottili, tali da creare una sospensione in aria con forte rilascio di vapore d’acqua, avente appunto effetto soffocante. Non tossica, poco costosa e facilmente reperibile, non è utilizzabile nello spengimento di fuochi di idrocarburi leggeri in quanto questi galleggerebbero sull’acqua, ristabilendo il contatto con l’ossigeno comburente. Ovviamente non utilizzabile, se non in casi particolarissimi, su apparecchiature elettriche ed elettroniche.

L’anidride carbonica, normalmente conservata in recipienti a pressione allo stato liquido, che espande al rilascio generando neve di anidride carbonica (il cosiddetto ghiaccio secco) a temperature di decine di gradi Celsius sotto zero. La neve si scioglie, sottraendo calore ai corpi in fiamme, e crea uno strato di anidride carbonica, gas inerte più pesante dell’aria, che isola il combustibile dall’ossigeno comburente. Relativamente abbondante e poco costosa, ha il grande vantaggio di non lasciare residui, essendo un gas sostanzialmente inerte, e lo svantaggio di non prestarsi allo spengimento di corpi di forma complessa, come tessuti e simili, proprio per la proprietà di puro soffocamento. Va usata con cautela in ambienti chiusi, a causa dell’effetto asfissiante dell’anidride carbonica.

Le soluzioni filmanti, soluzione acquosa di prodotti denominati AFFF, acronimo di aqueous film forming foam, che uniscono il potere raffreddante dell’acqua alle capacità soffocanti dell’AFFF. Hanno impiego principale sui fuochi di idrocarburi, di tessili, carta e legno, unendo l’attività raffreddante dell’acqua a quella isolante del film.
A causa del forte contenuto di acqua possono provocare danni alle apparecchiature elettriche.

Gli schiumogeni, in realtà poco usati negli estintori e molto più nelle installazioni fisse e sui grandi mezzi mobili di spengimento, che sono in pratica soluzioni acquose contenenti forti tensioattivi e che quindi, spruzzati sulle fiamme isolano combustibile da comburente, combinando ciò col potere raffreddante dell’acqua. Sono usati quasi esclusivamente su fuochi di idrocarburi;

Le polveri chimiche. Sono probabilmente l’agente estinguente più usato. Hanno caratteristiche particolari, in quanto si modificano chimicamente per azione del calore e liberano gas inerti, dando un residuo incombustibile o addirittura attivo. La tipologia più diffusa, per la sua universalità d’impiego e l’elevata efficacia, è la cosiddetta polvere polivalente. Ma di polvere ve ne sono di parecchie tipologie a seconda di cosa si intende spegnere.

Gli idrocarburi alogenati. Hanno avuto un momento di successo tra il 1970 e il 1990, per le loro caratteristiche di grande efficacia di spengimento e assenza di residui. Sono sostanzialmente dei derivati paraffinici alogenati. Denominati commercialmente Halon seguito da un numero di 4 cifre rappresentante il numero di atomi, nell’ordine, di carbonio, fluoro, cloro, bromo. Messi al bando in tutto il mondo per la forte attività antagonista alla formazione dello strato di ozono stratosferico a seguito dei protocolli di Montréal e di Copenhagen, sono stati sostituiti dai cosiddetti HCFC (clorofluorocarburi idrogenati), di scarso successo perché molto meno efficaci.

Una caratteristica importante dell’estintore è la trasportabilità. È abbastanza ovvio che un estintore sia tanto più efficace quanto più agente estinguente contiene,
e tanto più maneggevole quanto meno ne contiene. Le cariche standard indicate più sopra devono essere compatibili con l’utilizzabilità dell’estintore; è evidente che non si può concepire un estintore di massa elevata utilizzato da un bambino o da una persona in qualche modo incapacitata.
Le norme EN3 stabiliscono una massa limite di 18 kg per gli estintori, e questi vengono pertanto definiti portatili. A tale scopo le norme obbligano a dotare gli estintori di maniglie di sollevamento per un agevole trasporto, e basi di appoggio per un sicuro deposito. Oltre il limite di 18 kg gli estintori sono in genere dotati di ruote in grado di consentirne il movimento a spinta o traino (in genere a mano). Gli estintori di questo tipo vengono definiti carrellati

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  1. non è un estintore è un termos

    Comment by io — 7 novembre 2010 @ 18:35

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