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Attrezzi

3 dicembre 2010

Un piccolo omaggio ai grandi Mario Monicelli (appena scomparso) e Alberto Sordi…. un vecchio “Portaordini”

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Vecchio Portaordini

 

In questi giorni, le cronache, i giornali e le trasmissioni televisive, “tra un WikiLeaks e un Festino” qualche volta si sono ricordati di parlare anche del grande Mario Monicelli, morto suicida il 29 novembre all’età di 95 anni…
Nato da una famiglia di origine mantovana, e cresciuto a Viareggio, vive nella Viareggio degli anni trenta.  Frequenta a Milano il liceo classico Giosuè Carducci e si laurea in storia e filosofia…e arriva al cinema….
Assieme a Alberto Mondadori, amico, cugino e collaboratore, dirige nel 1934 il cortometraggio Cuore rivelatore,  a cui fa seguito, sempre nello stesso anno, un mediometraggio muto, I ragazzi della via Paal, presentato e premiato alla Mostra  Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Dirige nel 1937 il suo primo lungometraggio, insieme ad alcuni amici, Pioggia d’estate.   

Critico cinematografico dal 1932, negli anni tra il 1939 ed il 1949 fu attivissimo come aiuto-regista e come sceneggiatore,  collaborando a circa una quarantina di titoli. L’esordio registico ufficiale avviene in coppia con Steno, con una serie di film che i due registi realizzano su misura per Totò. Dal 1953 inizia a lavorare da solo, continuando la feconda attività di sceneggiatore, che lo porta a contatto con molti altri famosi cineasti dell’epoca. Monicelli ha firmato alcuni capolavori del dopoguerra italiano, contribuendo ad uno dei periodi più floridi del cinema del nostro paese, entrando di diritto nella storia.   

Vecchio Portaordini

 

Nella sua lunga carriera ha collaborato con tutti i più importanti attori italiani: Alberto Sordi, Totò, Aldo Fabrizi, Vittorio De Sica, Sophia Loren, Amedeo Nazzari, Marcello Mastroianni, Vittorio Gassman, Ugo Tognazzi, e moltissimi altri ( non me ne voglia nessuno se non nomino proprio il preferito….)   

I film famosi sono numerosissimi… Ma oggi, in tema con il mio blog, ne nomino uno che mi ha colpito particolarmente, quello che molti considerano il suo capolavoro, il film che lo rende famoso oltre i confini italiani: La grande guerra.   

Leone d’Oro alla Mostra del cinema di Venezia del 1959 e sua prima nomination all’Oscar, il film, i cui principali ingredienti sono la commedia e un mix di particolari storici, svaria notevolmente da un estremo all’altro del registro tragicomico affrontando un argomento doloroso e complesso come la tragedia della Prima guerra mondiale.   

Indimenticabili le interpretazioni di Alberto Sordi e Vittorio Gassman :  

 Il romano Oreste Jacovacci e il milanese Giovanni Busacca si incontrano durante la chiamata alle armi della prima guerra mondiale.  Seppure di carattere completamente diverso sono uniti dalla mancanza di qualsiasi ideale e dalla volontà di evitare ogni pericolo e uscire indenni dalla guerra.
Attraversate numerose peripezie durante l’addestramento, i combattimenti e i rari momenti di congedo, vengono comandati come staffette portaordini,  mansione molto pericolosa, che viene loro affidata perché considerati come i “meno efficienti” a causa del loro limitato valor militare

Dopo aver svolto la loro missione, un repentino capovolgimento della linea di fuoco li trasporta in territorio nemico e vengono catturati dagli austriaci. Sorpresi ad indossare cappotti dell’esercito asburgico, trovati in una baracca, vengono accusati di spionaggio e minacciati di fucilazione. Sopraffatti dalla paura ammettono di essere in possesso di informazioni cruciali per l’esito dello scontro, e pur di salvarsi decidono di passarle al nemico.   

Vecchio Portaordini

 

Memorabile il piano sequenza finale nel quale i due pavidi protagonisti si riscattano con un gesto coraggioso, sacrificandosi l’uno da “eroe spavaldo” e l’altro da “eroe vigliacco”. Quest’ultima figura viene qui concepita in maniera assai originale ed interpretata da un ispirato Alberto Sordi ,vincitore del Nastro d’Argento come miglior attore protagonista.
Infatti, alla fine, l’arroganza dell’ufficiale austriaco ed una battuta di disprezzo verso gli italiani ridà forza alla loro dignità portandoli a mantenere il segreto fino all’esecuzione capitale…   

La battaglia si conclude con la vittoria dell’esercito italiano, senza che nessuno venga a conoscenza del valore del loro sacrificio.   

La ricostruzione bellica dell’opera è, da un punto di vista storico, uno dei migliori contributi del cinema italiano allo studio del primo conflitto mondiale.   

Ed ecco quindi il mio umile omaggio, al film e al regista: un vecchio portaordini.   

Il portaordini era il militare che aveva il compito di recapitare dispacci. Una forma quindi di corriere, fattorino, inviato, messaggero, messo, portavoce, staffetta…   

Nelle foto, quindi, l’oggetto che si utilizzava per contenere e proteggere gli importanti messaggi che andavano da un comandante ed il quartiere generale…   

Oggi un incarico che la tecnologia ha fatto passare in secondo piano, ma ai tempi della “grande guerra” sicuramente molto importante e rischioso…
I portaordini erano infatti “prede” ambite, sia per bloccare il flusso di informazioni che permettevano il cordinamento tra truppe e reparti, sia per il venire a conoscenza di questi importantissimi segreti…..   

Chissa se ora  Monicelli si è ritrovato con i grandi Sordi e Gassman….   

Vecchio Portaordini

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