Non Solo Ferri Vecchi - CONSERVAZIONE DELLA STORIA DELLA NOSTRA SOCIETA'

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10 giugno 2013

Una lettera di 200 anni fa… – la storia della Posta

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Tra le varie cose che ho trovato girando per mercatini, mi sono imbattuto in questa lettera risalente a quasi 200 anni fa….

E così, mi sono chiesto come facessero a quei tempi spedire la posta.

Il servizio postale ha origini molto antiche: servizi postali gestiti dallo Stato per le corrispondenze ufficiali erano già presenti presso i persiani, gli inca, e i cinesi ad uso e consumo di commercianti, nobili e potenti.

lettera di 200 anni fa….

Il primo uso documentato di un servizio organizzato di spedizione si ha in Egitto, dove i Faraoni usavano corrieri per la diffusione dei loro decreti nel territorio dello Stato (2400 AC). 

E naturalmente ebbero uno sviluppo ulteriore durante l’impero romano.

Il moderno servizio postale si può fare risalire alla nobile famiglia tedesca dei Thurn und Taxis che dal 1490 detenne per secoli il monopolio del servizio postale nell’impero tedesco. I Thurn und Taxis furono dei principi tedeschi appartenenti al Sacro Romano Impero discendenti dalla famiglia bergamasca dei Torriani che avevano come simbolo un tasso; il loro nome deriva dalla germanizzazione dei termini italiani Torre e Tasso ( da notare che dal nome della famiglia Thurn und Taxis si fa derivare anche il nome del servizio di autopubbliche TAXI ).

I primi a organizzare un vero servizio postale in Italia furono i fratelli bergamaschi Zanetto e Francesco Tasso che nel XV secolo collegavano le Fiandre, la Germania, l’Austria e l’Italia; avevano una sorta di monopolio della posta, tanto che verso la fine del XVIII secolo i loro eredi gestivano 20.000 corrieri in servizio e migliaia di cavalli.

Il servizio postale che usiamo ancora oggi basato sul pagamento anticipato di una tariffa unica e cioè sul francobollo è nato invece in Inghilterra nel 1840 ad opera di Rowland Hill che ideò la riforma del Regno di Gran Bretagna.

Il vecchio sistema costoso e inefficiente venne sostituito da una riforma postale semplice ma rivoluzionaria, essa prevedeva il pagamento anticipato della tariffa e una tariffa universale in tutto il reame, con l’eliminazione delle distanze nelle tariffe postali. Fino ad allora i pacchi e le lettere venivano pagati dai destinatari.

Sir Rowland Hill notò che questo tipo di pagamento portava ad abusi da parte degli utenti. Si narra che fosse comune spedire una lettera al destinatario con dei segni convenzionali. Il destinatario quindi rifiutava la lettera che in questo modo non

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Attrezzi

22 aprile 2010

Vecchio trapano da dentista con accessori, la carie e storia dell’odontoiatria

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Vecchio Trapanoda Dentista

Lo strumento che vediamo oggi, è di suo molto interessante per l’ingegno con cui, tramite delle pulegge e un cordino, si trasmette il movimento rotatorio dal motore ( 100 V ), al trapano…. ma incuterà
paura se non addirittura terrore ai più…

Si tratta di un vecchio trapano per dentista, completo dei vari accessori, con l’azionamento tramite apposito interuttore a terra da usarsi con i piedi in modo da avere sempre le mani libere.

C’è un motivo per cui andare dal dentista ( o Cavadenti….com’erano chiamati una volta ) è così terrificante per molte persone (me compreso).
Nella storia della medicina, le operazioni ai denti sono ricordate come tra le più dolorose per l’essere umano. Questo sia per i metodi primitivi utilizzati per migliaia di anni, sia per il fatto che il cervello dedica una buona porzione della sua massa al dolore, in particolare quello dentale.

Vecchio Trapanoda Dentista e Accessori

Ma c’è un dato confortante: dal secolo scorso gli strumenti utilizzati da un dentista si sono fatti via via sempre più sofisticati, e buona parte della ricerca è volta proprio a lenire o a sopprimere completamente il dolore provocato da ascessi, carie ed altri problemi
dentali, oltre che dalle operazioni dei dentisti.

Ma così non era qualche millennio fa, quando ci si doveva arrangiare con i pochi strumenti e tecnologie a disposizione, ed avere una discreta tolleranza al dolore

Come operavano i dentisti preistorici ?
Sostanzialmente con le medesime tecniche messe a punto e sperimentate con successo per la fabbricazione delle minuscole perline in osso, conchiglia marina, steatite, calcite, turchese, lapislazzuli usate per cuffie, collane, braccialetti, cinture e cavigliere rinvenute in abbondanza in siti archeologici a Mergarh ( uno dei più importati siti neolitici, sorto tra il 7000 a.C. ed il 3200 a.C. in Pakistan ) .
Lo strumento principale era il trapano in legno ad arco attrezzato con una piccola punta in selce, azionato mediante un apposito archetto. La stessa perizia è stata riscontrata nelle perforazioni sui denti. I casi meglio conservati mostrano infatti delle perforazioni non lontane per morfologia da quelle che si ottengono oggi con ben più raffinati strumenti. La perizia del provetto “gioielliere” si trasferì presumibilmente in un ottima “dentistica”. Le analisi al microscopio elettronico mostrano che, dopo la fase di trapanazione

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Attrezzi

16 aprile 2010

Altro Pelapatate ( o sbucciapatate ) dell’800 e curiosità sulle patate

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AnticoPelapatate

Qualche giorno fa vi avevo già parlato della patata, della sua storia e dei manodomestici (Vedi Post).

Oggi, visto che ho scovato un’altro bel pelapatate ( o sbucciapatate ) sempre dell’800, parliamo ancora della patata, e di alcune curiosità.

Certo che anche questo, come l’altro, è un articolo che definisco Leonardesco per la complessità….

Ma torniamo alla curiosità sulla patata….

Storia :
Come abbiamo già visto, la patata, originaria delle Ande, già all’epoca delle civiltà Azteca ed Incas veniva coltivata in Messico, Perù, Bolivia ed Ecuador.

In Europa questo tubero, appartenente alla famiglia delle Solanacee, fu importato nel corso del ‘500 dai conquistadores spagnoli e per quasi un secolo fu considerato una “curiosità” botanica. In Italia, la
coltivazione della patata si diffuse all’inizio del ‘600, dapprima in Toscana e in Veneto, successivamente in Emilia-Romagna e nell’Italia Meridionale.

La patata, per numerosi anni, non godette di una buona fama. Anzi ! I motivi di tale antipatia erano tanti, ad esempio per la sua forma bitorzoluta che ricordava le eruzioni della lebbra.

Inoltre l’originario color vinaccia della buccia era mal visto. Ma anche il fatto che invece di nascere dai fiori o dai rami degli alberi cresceva nelle profondità della terra restava inspiegabile, e come se tutto questo non bastasse, non era mai stata citata nella Bibbia. Tutto questo creò intorno all’innocuo tubero un alone diabolico, tanto che ci furono esorcismi, processi e condanne al rogo ai danni di sacchi di patate.

In Russia si preferì a lungo morire di fame piuttosto che cibarsi del “frutto del diavolo”, mentre in Prussia per incoraggiare l’uso e la coltivazione, nell’anno 1651 fu emanato un editto in cui si condannava al taglio del naso e delle orecchie

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Da Scrivere

8 aprile 2010

Macchina da Scrivere Royal Bar-Lock e storia della scrittura e delle macchine da scrivere

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Macchina daScrivere Royal Bar-Lock

Oggi volevo mostrarvi delle immagini di una bellissima macchina da scrivere. Andando a rivedere il post relativo al modello che avevo già
pubblicato mi sono reso conto che abbiamo parlato poco della storia della macchina da scrivere e della scrittura.  

E così mi sono documentato un po…  

Ma andiamo con ordine.  

La macchina per scrivere è uno strumento dotato di tastiera collegata a vari dispositivi meccanici, elettrici e/o elettronici, che permettono di ottenere su un supporto, generalmente un foglio di carta, l’impressione di caratteri (lettere, numeri, segni ortografici, segni di punteggiatura, simboli vari) simili a quelli della stampa tipografica.  

Oggi rimpiazzata quasi completamente dai personal computer che contengono installati uno o più programmi di videoscrittura, la macchina per scrivere, nata sul finire del XIX secolo, è stata uno dei primi dispositivi di largo utilizzo per la rapida redazione di documenti in formati standardizzati. Il suo utilizzo fece nascere una nuova professione, inizialmente riservata alle donne: la dattilografia.  

Sono diversi gli inventori ai quali la macchina da scrivere viene attribuita, spesso di diversa nazionalità. È anche possibile che varie persone abbiano lavorato contemporaneamente ad idee simili senza necessariamente essere a conoscenza l’uno del lavoro dell’altro.  

Ma quando nacque la scrittura ?  

Brevemente, possiamo riassumere e semplificare la storia della scrittura in pochi passaggi :  

I primi graffiti incisi sulle rocce dell’uomo risalgono a più di 35000 anni fa (neolitico). Erano certamente una forma d’arte, ma non erano una forma di scrittura. Infatti non rappresentano un testo formato da parole, ossia complessi di suoni che esprimono un senso in una data lingua. Rappresentare graficamente un sentimento, un desiderio, un timore non è ancora scrivere.  

La rappresentazione grafica di parole (dette anche monemi) è già una scrittura, ma con un difetto: le parole sono decine di migliaia e occorrerebbero molti segni (vedi il Cinese ). Quindi, fin dall’antichità si comincia ad analizzare le  

Macchina daScrivere Royal Bar-Lock

parole dividendole in sillabe e in fonemi.  

La scrittura fu inventata in Mesopotamia (more…)

Attrezzi

30 marzo 2010

Antico Flash per macchina fotografica al magnesio e storia del flash

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Antico Flash alMagnesio

Sempre su una bancherella di un mercatino, un giorno ho trovato questo simpatico articolo : si tratta di un flash per macchina fotografica, marcato “G.Minisini” e brevettato e risalente alla fine del 1800.

Il flash o lampeggiatore è un apparecchio in grado di emettere lampi di luce per un breve lasso di tempo, in sincronia con il periodo di apertura dell’otturatore di una macchina fotografica.

Originariamente il flash era costituito da una torcia sulla quale era posta polvere di magnesio cui veniva dato fuoco per generare il lampo luminoso.
Attualmente impiega essenzialmente una lampada allo xeno.

Oggi in commercio è possibile trovare flash elettronici di varia potenza (espressa in numero guida o in Joule) e con molteplici funzioni, spesso regolate da centraline computerizzate, in grado di garantire la perfetta illuminazione

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Collezioni

29 marzo 2010

La mia mini collezione di scatole di latta

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La mia minicollezione di scatole di latta

Oggi parliamo di un’altra delle mie mille piccole passioni, un’altra cioè delle mie mini – collezioni.
Parliano delle scatole di latta…

Anche le bellissime scatole di latta del passato, ora molto apprezzate dai collezionisti, raccontano la storia dei nostri avi, i loro interessi ed il loro gusto.

Per questo ci sono oggi tanti appassionati che le collezionano e ne studiano stile, periodo storico di diffusione, forma e artista al quale si deve la decorazione….
Una passione che probabilmente è molto simile a quella di chi raccoglie lamette da barba o cartoline…

Ebbero diffusione tra la fine dell’Ottocento e gli anni quaranta del Novecento.

La mia minicollezione di scatole di latta

Nate per contenere dolci, biscotti, prodotti farmaceutici e cosmetici, assunsero un importante valore pubblicitario per le ditte produttrici, che talvolta si rivolgevano a veri e propri artisti per la realizzazione delle illustrazioni.

Ricchissime di immagini e di colori, piene di ornamenti dorati o più semplici e severe, esse ebbero il doppio compito

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Attrezzi

24 marzo 2010

Antico Attrezzo per creare tappi o guarnizioni di sughero e storia del sughero

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Attrezzo percreare tappi o guarnizioni di sughero

Ieri abbiamo parlato del cavatappi e della sua storia ( Vedi post ). E come vi avevo già anticipato, oggi parliamo del tappo. 

Apriamo l’argomento con questo attrezzo dell’800, che serviva proprio per ritagliare tappi o guarnizioni di sughero il cui funzionamento è molto chiaro dalle immagini. 

Forse qualche riflessione in più, è meglio farla sul materiale con cui vengono fatti i tappi e visto che la maggior parte sono fatti di sughero, parleremo anche di questo. 

Proprio riguardo al tappo di sughero, il mondo del vino è precipitato in una profonda diatriba: c’è chi crede che sia l’unico sigillo valido da apporre alla bottiglia, e chi non è affatto dello stesso avviso e propone di fare un passo avanti nella tecnologia utilizzando qualcosa di più affidabile.
Del resto, per ottenere un prodotto enologico di qualità, è indispensabile miscelare sapientemente la competenza e le applicazioni tecnologiche con la poesia e la passione : la realizzazione di un vino non deve essere solo perfetto e prevedibile, ma con un’anima, capace di regalare emozioni

Molte di queste innovazioni tecnologiche hanno riguardato nel tempo i contenitori utilizzati per contenere e trasportare il vino, così come lo strumento per sigillarli.

La bottiglia di vetro è stata importante nella storia del vino
, poiché permette un invecchiamento a lungo termine del vino. Il vetro ha tutte le qualità richieste per una lunga conservazione: trasparente, igienico e riesce ad escludere completamente l’aria. Diede anche il via all’imbottigliamento diretto da parte del produttore, piuttosto che da parte del mercante di vino. 

In precedenza il vino veniva venduto a barili (e ancor prima in anfore) ed eventualmente imbottigliato solo nella bottega del mercante. Le prime tracce storiche inerenti alle origini della bottiglia in vetro risalgono al I secolo d.C., quando nei territori siriani vennero realizzati, per la prima volta, piccoli contenitori di vetro tramite la tecnica del soffio nella pasta semi-liquida, che divergevano dai prodotti precedenti, tipicamente a forma di anfore e brocche e aventi pareti notevolmente più spesse a causa del procedimento tecnico tradizionale della colata del vetro in stampi….e da allora le cose non cambiarono poi di molto, tranne forse che per le forme e il colore. 

Ricordo anche, come spiegato nel post di ieri, che per un certo tempo la bottiglia di vetro venne anche vietata per il commercio del vino

Interessante sapere che esiste anche il “Museo Del Vetro e Della Bottiglia” a Sant’Angelo ScaloMontalcino (Siena). 

A partire dalla metà del secondo millennio, invece, l’idea di usufruire della corteccia della quercia da sughero per garantirne la corretta conservazione nella chiusura, dischiuse scenari inimmaginabili 

Antico attrezzoper creare tappi o guarnizioni di sughero

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Da Cucire

14 marzo 2010

Antica Macchina “The Improved Dolly Varden” (1870) e storia della macchina da cucire

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Antica Macchina da Cucire The Improved Dolly Varden

Questo bel modello del 1870 , “The improved Dolly Varden” è della Johnson, Clark & Co, azienda americana fondata nel 1860 in Massachusetts che venne rilevata nel 1882 dalla New Home Sewing Machine Company  e che iniziò ad uscire con il marchio The Gold Medal Sewing Machine Company.

In molte case, anche in quelle che non sono di un “matto che raccoglie cose strane o ferri vecchi”, possiamo trovare delle macchine da cucire ( o anche dette macchine per cucire o cucitrice ).

Ne possiamo trovare nei vari mercatini dell’antiquariato, ma penso che molte sia saltate fuori dalle varie soffitte o garage dei nonni.

In quasi tutte le case, infatti, una volta c’erano queste vecchie macchine da cucire, spesso  vicino la finestra.
Erano davvero minimali, e gli accessori erano per lo più piccoli cassetto in cui venivano custoditi aghi, fili, spilli e bottoni di tutti i tipi.

Quand’eravamo piccoli, sicuramente in molti siamo rimasti colpiti e affascinati nel vedere mamma o nonna (che possiamo definire sarte provette) alle prese con le stoffe, mentre il pedale andava  su e giù quasi melodicamente.
E magari spesso ci siamo chiesti come mai queste vecchie macchine non venissero buttate per prenderne una nuova.

Ci si cuciva di tutto, dai pantaloni (quante toppe alle ginocchia !!! ) alle camicie ai cappotti.
Allora era diverso, man mano che si cresceva i capi che erano diventati piccoli venivano passati al fratello più giovane, e tutto ciò era assolutamente normale, e forse anche queste
 

Antica Macchina da Cucire The Improved Dolly Varden

cose contribuivano a rendere una famiglia più unita.
In tanti ci siamo addormentato tante volte cullati dal suono della macchina da cucire su cui lavoravano dopo che tutti si era a letto, per confezionare gonne, camicie, pantaloni e quant’altro.
Sappiamo tutti che la macchina da cucire  è un’apparecchiatura meccanica ( o oggi elettromeccanica ) impiegata per unire mediante una cucitura, stoffe o pelli attraverso il passaggio di uno o più (more…)

Varie

13 marzo 2010

Antico Aspirapolvere Vorwerk Folletto … dal grammofono all’aspirapolvere !

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Aspirapolvere oscopa elettrica Vorwerk Folletto Modello 47

 

Aspirapolvere o scopa elettrica Vorwerk Folletto  Modello 47 brevetto matricola 26927 90 watt 160 volt 

Perchè ho nella mia collezione anche questo utile (anche se ormai antico) accessorio? 

Questo oggetto l’ho acquistato al mercatino dell’antiquariato di Soave.
Spesso chi guarda questo “cimelio storico” in vendita lo guarda come oggetto usato ma ancora utile, quindi con lo spirito di osservazione se può funzionare o no.
Io invece quando acquisto qualche oggetto che ritengo storico o importante, la mia prima osservazione è di guardare se l’oggetto è brevettato o no (se lo è più facile avere qualche documentazione storica relativa all’oggetto stesso – vedi anche precedente articolo relativo i Brevetti ). 

Nella fattispecie del Folletto 47, poi, mi ha colpito il portasacchi che è di bachelite (quindi oggetto comunque interessante per la mia collezione di oggetti fatti in questo materiale – Vedi articolo sulla Bachelite ) , la presa di
corrente che ha le boccole sempre in bachelite ( questa è anche predisposta a lato del medesimo per accessori quali lampade e simili) e il manico smontabile ( per occupare meno spazi quando riposto ). 

Inoltre essendo questo modello degli anni 30 l’ho paragonato ad altri due modelli più recenti che ho in casa ( di cui uno l’ho utilizzo per più di 40 anni ed è tuttora funzionante e ho pensato al valore storico del medesimo. 

Ed in effetti copia di questo modello è esposto anche al Museo  Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci” di Milano proprio per il suo valore storico. 

Infatti non tutti sanno che il primo apparecchio è nato negli anni successivi 

Aspirapolvere oscopa elettrica Vorwerk Folletto Modello 47

 

alla crisi del 1929 dalla trasformazione di un grammofono

Una circostanza che ha attirato l’attenzione del mondo scientifico, tanto che la serie storica degli apparecchi Vorwerk è stata (more…)

Oggetti Vari

11 marzo 2010

Il binocolo da teatro e la storia del teatro

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Antico Binocolo da Teatro

Il binocolo è il più versatile strumento ottico per la visione binoculare e dall’uso più diretto.
E’ formato da un sistema di due cannocchiali o telescopi accoppiati, perfettamente paralleli per ottenere una visione binoculare che restituisce una porzione ingrandita dello spazio in direzione del quale è puntato l’oggetto.  

Il termine binocolo deriva appunto dal latino binoculus, “due occhi”, e fa ovviamente riferimento alla possibilità di utilizzare entrambi gli occhi per lo strumento ed è questa la principale differenza rispetto al telescopio o al cannocchiale, il cui funzionamento è invece regolato sull’utilizzo di un solo occhio, dunque meno comodi ed ergonomici.  

Possono essere a rifrazione o prismatici.
Nella parte anteriore di ciascun cannocchiale c’è l’obiettivo, una lente che raccoglie la luce, in quella posteriore c’è l’oculare, una lente più piccola che serve per ingrandire l’immagine.
I binocoli a rifrazione o da teatro hanno obiettivi di circa 2,5 centimetri di diametro e ingrandiscono le immagini mediamente fino a tre volte.
I prismatici hanno obiettivi più grandi e permettono ingrandimenti superiori. Esistono in commercio due categorie che si differenziano per il sistema di costruzione: i tradizionali e classici binocoli con prismi di Porro (dal nome dell’inventore, il fisico italiano Ignazio Porro) e quelli con prismi a tetto. Difatti un binocolo fornito di sole lenti darebbe immagini capovolte. Per ‘raddrizzarle’ vengono 

Antico Binocolo da Teatro

 

usati dei sistemi di inversione costituiti da prismi.
I binocoli con prismi di Porro hanno la consueta forma allargata e complessità di costruzione più semplice, mentre i binocoli con prismi a tetto,dalla forma diritta e compatta, con gli oculari allineati con gli obiettivi, sono più complessi e richiedono livelli (more…)

Attrezzi

6 marzo 2010

Temperamatite a Manovella Eberhard Faber Van Dyke e storia del disegno ( o della matita )

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Temperamatite a Manovella Eberhard Faber

Anche oggi vi presento un temperamatite a manovella. 

Vi avevo già parlato di questo tipo di temperamatite in un precedente post ( Vedi articolo ), dei miei ricordi associati ad esso,e vi avevo già parlato anche della matita copiativa. 

Cercando un po’ di informazioni sulla marca di questo temperamatite, la Eberhard Faber Inc., mi sono imbattuto anche in interessanti informazioni riguardo la storia della matita e/o la storia del disegno. 

Andiamo per ordine. 

 

La Eberhard Faber, Inc. è una società fondata nel 1849 da John Eberhard Faber ed è rimasta per moltissimi anni di proprieta della famiglia. La produzione e il commercio di questa azienda riguardava prevalentemente cancelleria di base quali matite, gomme, elastici, marcatori, adesivi, cancellini, ecc. Con sede in Pennsylvania (usa), la società ha oggi filiali in Germania e in Canada, partnership in Venezuela e Colombia, e
licenziatari in Argentina, Brasile, El Salvador, Perù, Siria, Turchia e Filippine. Nel 1971 la società fu riorganizzata dopo diversi anni di scarse prestazioni ( e qualche anno con risultati di bilancio in rosso). Questo perchè, il mercato matita, nel quale la società aveva per il 40 per cento del suo fatturato, attraversò una profonda crisi e l’azienda affrontò dure guerre di prezzo con la concorrenza . 

Storia del disegno

Ma perchè proprio un’azienda di matite ?
John Eberhard Faber (6 dicembre 1822 – 2 marzo 1879) nacque a Stein, in Baviera ( Germania ). Suo padre, George Leonard Faber, era un discendente della famiglia Faber, nome famoso nel mercato del legno, e produceva “matite di piombo“. John abbandonò presto gli studi per dedicarsi ad una carriera nel settore del commercio in America.  Si è trasferì negli Stati Uniti nel 1848 e nel 1849 aprì un negozio di (more…)

Bachelite,Giocattoli

3 marzo 2010

Visore View-Master Sawyer’s…molto più di un vecchio gioco

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Visore View-Maste Sawyer's

E’ un po’ che non parliamo di giocattoli…. e quindi mi sono guardato in torno… e ho trovato una cosa che parecchio tempo fa avevo aquistato in un mercatino….. 

A dire il vero, il primo pensiero quando l’ho visto è andato ai miei nipotini, e non ho pensato che avevo tra le mani si un giocattolo, ma anche un pezzo di storia della fotografia….e soprattutto della fotografia 3D. 

Stiamo parlando del visore View-Master, sistema di visione stereoscopica inventato da William Gruber e commercializzato per prima dalla Sawyer’s Photographic Service nel 1938. 

Il visore View-Master è costituito da due binocolini dotati di lenti, che permettono di mettere a fuoco a una breve distanza coppie di diapositive montate su appositi dischetti. I dischetti vengono inseriti in un alloggiamento caricandoli comodamente dall’alto (a differenza dei primi due modelli Sawyer’s), mentre una leva di avanzamento consente di passare alla coppia di diapositive successiva. 

 

Questi “slides” erano venduti in buste separate, ciascuna contenente tre dischi da 7 fotografie, per un totale di 21 immagini 3D e a colori. È proprio il numero di coppie dispari, che permette al visore di mostrare sempre e soltanto
le sette coppie “diritte”: saltando due diapositive ad ogni scatto, impedisce infatti di visionare le stesse diapositive “a testa in giù”.
Interrogato a tal proposito sul perché sia stato scelto il numero di 7 coppie, William Gruber rispose che semplicemente era il numero dispari di coppie di immagini alla distanza oculare, che potevano stare in un dischetto. 

Visore View-Maste Sawyer's

L’illuminazione viene normalmente fornita da un diffusore opaco, che permette alla luce naturale di retroilluminare le diapositive. Molto più raramente i visori sono dotati di illuminazione 

 autonoma, alimentata da una batteria o da alimentazione di rete. Questo tipo di sistema ottico, congiuntamente alle immagini riprodotte (more…)

Bachelite

28 febbraio 2010

Antico affilalamette a corda in bachelite e storia dei rasoi

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Affilamette a corda in bachelite

Se ieri vi ho parlato delle lamette da barba, oggi non posso non parlarvi di come le lamette una volta venivano affilate e quindi riutilizzate.  

E tra tutti i miei ferri ho quindi trovato un affilalamette a corda acquistato in un mercatino dell’antiquariato.
Il mondo del collezionismo collegato alla rasatura abbraccia  infatti, come abiamo visto ieri, la pubblicità sulle confezioni ed espositori di lamette ma anche  l’insieme dei vari accessori che costituivano il corredo degli antichi negozi da barbiere,  quali affila-lamette, bacili da barbiere, pennelli da barba, contenitori per lame usate, scatoline in latta serigrafata, antichi rasoi a mano libera ed anche elettrici, sedie professionali e seggiolini,  stampe  pubblicitarie,  calendarietti profumati, targhe e insegne, astucci in pelle, bauletti vari porta-accessori, ecc…  

In questo caso si tratta di un affila lamette da viaggio, in bachelite ( vediprecedente post sulla bachelite) degli anni 40.  

Le dimensioni sono 6 x 3,5 cm  ed è composto da due “valve” . La lametta viene posizionata tra quattro pettini di materiale leggermente abrasivo e trascinata in un movimento circolare e longitudinale da i due perni eccentrici che sono posti in rotazione da un sistema di ingranaggi a sua volta mossi dal movimento di trascinamento della cordicella .

Affilamette a corda in bachelite

 

Si inserisce la lametta, si chiude, si tira il cordoncino (more…)

Telefoni / Centralini

20 febbraio 2010

Antico Telefono a Manovella Western Electric Company e breve Storia

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Telefono Manovella Western Electric Company

Le foto in questione sono relative di un Antico Telefono da Parete a Manovella in Legno della Western  Eletric Company….. ma chi è questa ???

e ……a quando risale il telefono ??? 

Negli stessi anni del telegrafo elettrico, inventori e scienziati propongono uno strumento nuovo e più  potente: nasce il telefono, capace di trasportare la voce umana a distanze sempre crescenti.
Inizialmente immaginato come naturale sostituto del telegrafo, diventa un mezzo di comunicazione per tutti, in grado di modificare le abitudini sociali e ridisegnare le relazioni. 

Telefono a Manovella Western Electric Company

Nel 1871 Antonio Meucci (1808-1889) brevetta il telefono, o meglio il “telettrofono“, un sistema di trasmissione che però, anche per l’inadeguatezza del microfono, funziona solo su brevi distanze. 

Il primato spetta comunque ad un valdostano, Innocenzo Manzetti, che riuscì a realizzare un apparecchio elettrico in grado di comunicare a distanza già intorno il 1860, ma senza riuscire a sviluppare ulteriormente il progetto. Manzetti battezzò la sua invenzione, basata sull’induzione elettromagnetica, “télégraphe parlant“. Come riportano numerose testimonianze (more…)

Calcolatrice

12 febbraio 2010

Calcolatrice Meccanica – The Lightning Adding Machine Co.-

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Calcolatrice Meccanica - The Lightning Adding Machine

Possiamo sicuramente inserire nella storia delle calcolatrici che già brevemente ho raccontato (Vedi Post ) anche questa calcolatrice meccanica da tavolo del 1908.

 Si tratta di una addizionatrice a ruote dentate con riporto automatico o addometro prodotta dalla “The Lightning Adding Machine Co.” (Los Angeles, USA).
L’immissione degli addendi si ottiene mediante la rotazione di dischi, una per ogni cifra, aiutati da un pennino di metallo.  

Calcolatrice Meccanica - The Lightning Adding Machine

Si tratta di un modello particolare ed elegante, evoluzione del Grand Rapids ( modello molto simile ), che  per le sue caratteristiche e ingegno non poteva (more…)